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Recensione pubblicata sul
numero di Ottobre 2001 di Musica Jazz del Cd di Audion recording CD2
Fellini di Paolo Fresu e Furio Di Castri.
Questo duetto giunge al terzo album in dieci anni d'attività (<<Evening
Song» era del 1990, "Urlo» di tre anni dopo) e al primo dal vivo. È
l'occasione, nata al termine dei consueti corsi di perfezionamento
tenuti dai due musicisti presso Siena Jazz e realizzata per una rivista
specializzata in strumentazioni tecniche, per un ripasso di temi vecchi
e nuovi, incisi anche nelle altre formule strumentali che uniscono la
coppia (per esempio il trio con John Taylor o quello con Antonello Salis),
e per verificare come una struttura tanto avventurosa (anche a causa
dell'ampio uso dell'elettronica) regga perfettamente la prova
dell'esibizione senza rete.
Val la pena di sottolineare, una volta tanto, che Fresu non è solo quel
formidabile creatore di atmosfere notturne che tutti hanno nelle
orecchie: la sua musica può essere nervosa, scabra, tutta scatti e
impennate, come si ascolta in 0pen Trio. Il bello è che anche in questo
caso conserva gli elementi espressivi conturbanti, ambigui, che fanno il
fascino e l'originalità (ben al di là dei richiami tante volte
sottolineati a Davis e Baker) delle sue ballad. Nel sofisticato uso
della strumentazione elettronica, poi, il trombettista ha inventato una
forma nuova di arrangiamento istantaneo, che andrebbe confrontata
concettualmente (sia pure da una prospettiva opposta, per
strumentazione e risultati espressivi) alle conductions di Butch
Morris.
Di Castri, per parte sua, è la vera «interfaccia» di Fresu, in una
formazione che non sembra mai avere un protagonista e un gregario. Il
suono opulento del suo strumento, l'assorto approfondimento degli assoli,
l'immaginoso controcanto al compagno di viaggio richiamano da vicino i!
magistero di uno dei massimi contrabbassisti d'oggi, Dave Holland:
conferma di un suono «europeo», mai ridotto alla pur gloriosa tradizione
del walkin' bass ma semmai alla scuola secolare del contrappunto, che il
contrabbassista torinese persegue con magnifici risultati.
Il repertorio del concerto (o della parte riprodotta su disco: l'ultimo
brano sfuma nel nulla, senza applausi) dà conto di una varietà
espressiva felicissima. Episodi quasi sperimentali, come EI barrio (che
in apertura sembra evocare la musica sarda), si alternano a un disteso
respiro melodico, peraltro sempre controllato: è esemplare Don't Open
Here, dove il canto s'inceppa più volte quasi in un sussulto di pudore.
E ai temi originali si affiancano canzoni d'ogni latitudine: T'ho voluto
bene (ovvero Non dimenticar)" dove la tromba si deforma con toni
gustosamente hendrixiani, Monasterio ‘e Santa Chiara, Caminhos cruzados
di Antonio Carlos Jobim ed Everything, che pur essendo attribuito ai due
interpreti è una palese variazione del glorioso Everything Happens To Me
di Tom Adair. |
Recensione
apparsa sulla rivista di jazz Ritmo relativa all nostro cd "La
galleria del jazz" Si invitano i nostri lettori ad acquistare questo
prezioso recupero culturale. Acquistare da Audion è un modo per
sostenere la nostra rivista.
"E'
arrivata Audion" di Dante Panzuti
“… La stimolante libertà di ogni
solista nell’esprimersi al meglio in un’atmosfera finalmente
ripulita da ogni divieto e contraddizione del passato.”
Una bella, gradita sorpresa hanno trovato coloro che
sono in
possesso dei primo numero di una piccola rivista di Firenze: Audion
(Edizioni Demidoff uscita con un CD di particolare interesse anche
culturale) che sarà accolto con piacere non solo dagli "old" amanti
del jazz italiano degli anni 40 ma anche dai giovani alla ricerca di
queste radici. Il CD contiene 8 sedute d’incisione che Roberto
Nicolosi già arrangiatore durante la guerra per l’orchestra di Bruno
Martelli, ha supervisionato portando a termine questo progetto tra
il 13 febbraio 1946 e il 12 giugno 1948 mobilitando il meglio dei
musicisti di casa nostra che all'epoca già scalpitavano per questa
musica. Nicolosi riuscì a convincere i responsabili della casa
discografica Odeon che pubblicò queste registrazioni su dischi 78
giri come ‘Serie jazzisti Italiani - Galleria del Jazz” ora
riversati in CD grazie
all’entusiasmo
dello staff Audion
e
alle fonti
fornitrici dei 78 giri: Marco Pacci, Adriano fazzoletti e Vittorio
Centola.Il Cd è stato dedicato alla memoria di Anselmo Boldrini, uno
dei più qualificati cultori e appassionati di jazz italiano. Credo
sia doveroso elencare questo folto gruppo di musicisti che hanno
preso parte alle incisioni negli anni ruggenti del dopoguerra:
Eraldo Romanoni, Bruno Giannini, Enzo Ceragioli, Giorgio Amleto
“Puccio” Roelens (pianisti); Nino Culasso, Baldo Panfili, Nino
Impallomeni, Pino Moschini (trombettisti); Athos Ceroni (trombone);
William Righi (violino); Jesus Pio, Sandro Bagalini, Franco Mojoli,
Glauco Masetti, William Lockwood, Tullio Tilli, Pietro Cottiglieri
(sassofonisti e trombettisti); Giuseppe Barenghi, Franco Cerri,
Cosimo di Ceglie, Giovanni Ferrero, Otello “Canapino”Canapa
(chitarristi); Ubaldo Beduschi, Antonio de Serio, Michele Delia,
Rino Santolini, Battista Pazzaglia, Baldo Rossi (contrabbassisti);
Gorni Kramer, Elio Favilla (fisarmonicisti); Sereni, Armand
Molinetti, Claudio Gambarelli, Enrico Cuomo, Giuseppe Redaelli,
Armando Pigni, Renato Sereni, Mario Vinciguerra (batteristi).I
titoli incisi sono: El blues del Dom (Ceragioli-Nicolosi);
Exactly like You (Fields-McHugh), Fissazione (Kramer),
Passeggiata notturna (Righi), Vecchi ruderi (Ceragioli),
Quattro in minore (Di Ceglie), I Had To Be You (Jones-Kahn),
The Man I Love (Gershwin), Happy Band (Gentry),
I surrender Dear (Harris-Clifford), Oh!
Lady Be Good
(Gershwin), Body and Soul (Heyman-Sour-Green), What This
Thing Called Love (Porter), Open The Door Richard (Mc Vea-Howell-Fletcher-Manson),
Things Aint What They Used To Be (Ellington), Which
Who Which.
Ascoltando queste incisioni si avverte subito la stimolante libertà
di ogni solista nell’esprimersi al meglio in un atmosfera finalmente
ripulita da ogni divieto e contraddizioni del tempo passato.
Caralogate come “iam session”. s’avvalgono degli arrangiamenti-guida
di Kramer. Nicolosi. Righi. Ceragioli e Mojoli. Un particolare
sfuggito al correttore di bozze di quei tempo: sulla copertina del
CD è stata ingrandita un’etichetta della serie con il titolo The
Man I Loved. Quel “Loved” è un errore che farà drizzare le
orecchie ai collezionisti dei 78 giri per la caccia al disco.“
Questo CD non deve
assolutamente mancare nelle raccolte del jazz italiano.
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Prestigiosa recensione
relativa al cd “The man I loved” CD1 apparsa sul quotidiano Il Sole 24
ore di domenica 25 Marzo 2001 a cura di Gian Mario Maletto "Ritmi
nel tempo"
Ai
primi passi del jazz italiano, negli anni difficili ma fervidi e
finalmente liberi del dopoguerra, si usa guardare con sufficienza. Sì,
l'epoca era marcata da un generale sforzo per l'imitazione di grandi,
inarrivabili modelli: nulla, nel movimento, di paragonabile a quanto in
quella seconda metà degli anni 40 produceva per esempio il cinema
neorealista, un orgoglio nazionale. Ma questo non vuol dire che
mancassero musicisti geniali, o con lo strumento o con la penna.
Soltanto ora si va a scavare fra le radici, a recuperare documenti
preziosi da trasferire nella nuova tecnologia dei compact disco Quanti
se ne accorgeranno? Pochi, forse, ma il peso culturale dell'intervento è
comunque notevole. Né stupisce vederne lasciato l'onere a etichette
«minori», volontaristiche, come la romana Riviera creata dal critico
Adriano Fazzoletti con il sesto disco della sua collana punta proprio
su quel dopoguerra.
Un altro gioiellino analogo ma forse culturalmente ancor più fine, nasce
in seno a una rivista toscana di tecniche elettroniche. L'amore per il
jazz ha indotto l'editore a produrre dischi, il primo dei quali
archeologia clamorosa (ma il secondo, viceversa modernissimo non è meno
rilevante, presentando il duo Fresu-Di Castri.
Sono stati scovati presso vari collezionisti e riuniti i sedici brani
che fra il '46 e '48 videro all'opera il primo «trust di cervelli> del
nostro jazz moderno: opere spesso citate ma che, anche per la tendenza a
fracassarsi dei vecchi 78 giri, nessuno da anni poteva ascoltare o
riascoltare. Le sedute prendevano il nome di "jam session »,
contrassegnate ciascuna da una lettera dell'alfabeto, da A a G, ma erano
tutt'altro che costruite su mera improvvisazione.
Chi segue non superficialmente il jazz italiano troverà interessanti,
persino toccanti questa musica e il disco che ce la riporta (Audion Cd 1
prezzo 16 €: va richiesto direttamente ai produttori, tel 055827292).
Qui il talento di spicco era il compianto Roberto Nicolosi, compositore
e occasionale ma multiforme strumentista, che allora teneva alla radio
la prima rubrica, la storica «Galleria del jazz». Alternandosi come
arrangiatore con i vari Kramer, Righi, Mojoli, Di Ceglie, e affidandosi
ai migliori solisti del momento (in gran parte gli stessi dell'altro
disco già citato, ma in una seduta delle ultime appare un diciottenne
Giorgio Gaslini), Nicolosi fu il principale artefice di un'azione
collettiva che meritava di essere riscoperta. E, soprattutto, rivalutata
con il rispetto sempre dovuto ai pionieri. |
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Recensione di Audion
recordings
Se con ogni probabilità la
prima trasmissione "in odore di Jazz" messa in onda dalla URI (Unione
Radiofonica Italiana) irruppe nell'etere Lunedì 1 Febbraio 1926, prima
dalla stazione di Milano con l'Orchestra di Stefano Ferruzzi, poi dalla
stazione di Roma con la Jazz Band dell'Hotel de Russie diretta da Amedeo
Escobar, sicuramente l'ultima fu quella che Piero Rizza, sassofonista e
clarinettista a capo, all'epoca, di un'eccellente orchestra, realizzò in
diretta il 4 Maggio 1943.
Poi più nulla.
Bisognerà infatti attendere lo sbarco degli Alleati e l'attivazione
delle varie radio organizzate dal PWB sul fronte alleato (prima in
Sicilia, poi nel Sud, e infine a Roma e Firenze) per ascoltare la
ripresa di trasmissioni radiofoniche che distribuivano Jazz a piene
mani. Curiosamente, in momento tanto tragico per la storia del nostro
Paese, il Jazz diventa un linguaggio comune alle due parti belligeranti,
anche se utilizzato con scopi differenti. Mentre, come si è visto, gli
Alleati diffondevano la "musica dei liberatori" mano a mano che
risalivano la nostra penisola, nel Nord non ancora liberato una radio
nazi-fascista, Radio Tevere, utilizzava il Jazz come veicolo di
propaganda anti-alleati.
Uno dei primi critici italiani di Jazz, se non il primo, che si affacciò
ai microfoni dell'EIAR fu il genovese Roberto Nicolosi, già
arrangiatore, durante la guerra, per l'Orchestra di Bruno Martelli. Nel
1945, trasferitosi a Milano, Nicolosi fece parte come chitarrista e
arrangiatore dell'Orchestra del Momento diretta da Aldo Rossi, e
dell'Orchestra Ceragioli; è in questo periodo che, sulle ali della sua
genuina passione per la musica jazz, dette vita ad una rubrica
radiofonica, specializzata, dal titolo "Galleria del Jazz" (1945 -
1946). Questa rubrica fu dapprima scarsamente menzionata dalla stampa
specializzata, e solo JAZZ, la rivista ufficiale dell'Hot Club di
Torino, ne dette notizia nel suo numero 2 del Settembre 1945.
Ciononostante, il successo della "Galleria del Jazz" fu tale che
Nicolosi trovò porte aperte alla Casa Discografica ODEON quando
propose di varare una serie discografica dedicata ai Jazzisti Italiani,
la prima del genere in Italia. Così, tra il 13 Febbraio 1946 e il 12
Giugno 1948, supervisionò personalmente le otto sedute di incisione dove
aveva riunito di fronte ai microfoni i migliori "jazzmen" italiani
dell'epoca, alcuni tuttora in auge.
Insieme a importanti musicisti che avevano caratterizzato, non solo il
Jazz italiano, ma nache quello europeo pre-bellico, come Nino
Impallomeni, Enzo Ceragioli e Cosimo Di Ceglie, solo per citarne alcuni,
queste registrazioni lanciarono alla ribalta alcuni nomi che
diventeranno presto di spicco nel panorama jazzistico italiano, come il
pianista Giorgio Gaslini (What is thing called love, Open the door
Richard), il chitarrista Franco Cerri (Fissazione, Passeggiata
notturna), il tenorista Eraldo Volontè (Happy Band, I surrendere dear),
e l'alto sassofonista e clarinettista Glauco Masetti (Lady be good, Body
and soul).
Quella di Roberto Nicolosi fu dunque un'opera altamente meritoria: a lui
si deve innanzitutto una maggiore conoscenza dell'autentico valore di
quei musicisti che avevano già inciso dischi importanti, negli anni
trenta e quaranta, con Gorni Kramer ed i Maestri del Ritmo; in secondo
luogo, attraverso lo stimolo entusiastico scaturito dalla
professionalità di Nicolosi, nuovi talenti si proposero alla ribalta del
nuovo jazz italiano dell'immediato dopoguerra, ed è ancora grazie a lui
se tutto ciò fu fissato indelebilmente su alcuni, rari, dischi a 78
giri.
Adriano Mazzoletti
Marco Pacci
Nota:
Questa raccolta è dedicata alla memoria dell'amico Anselmo Boldrini, uno
fra i più qualificati cultori ed appassionati di Jazz italiano.
Tutti i brani inseriti in questo CD non sono mai stati ripubblicati, né
su LP né su CD. I dischi originali a 78 giri utilizzati per la
registrazione provengono dalle collezioni di Marco Pacci, Adriano
Mazzoletti e Vittorio Centola: a tutti e tre vanno i più sentiti
ringraziamenti per aver reso possibile questa curata riedizione.
GALLERIA DEL JAZZ ITALIANO: 1946-1948
JAM SESSION "A"
Nino Culasso (tr.), Pietro Cottiglieri (cl.), Jesus Pio (ts.), Eraldo
Romanoni (p.), Giuseppe Barenghi (ch.), Ubaldo Beduschi (cb.), Claudio
Gambarelli (bt.), Roberto Nicolosi (arr.)
Milano, 13 Febbraio 1946
MO 10378 El Blues
del Dom (Ceragioli-Nicolosi) arr.
RN, Odeon H18158
MO 10379 Exactly Like You (Fields-Mc
Hugh) arr. RN, Odeon H18158
JAM SESSION "B"
Nino Culasso (tr.),William Righi (vl.,cl.),
Sandro Bagalini (ts.,cl.), Bruno Giannini (p.), Franco Cerri (ch.),
Antonio De Serio (cb.), Enrico Cuomo (bt.), Gorni Kramer e William Righi
(arr.)
Milano, 25 Novembre 1946
MO 10730 Fissazione (Kramer) arr. GK, Odeon H1811
MO 10731
Passeggiata notturna (Righi) arr.
WR, Odeon H18112
JAM SESSION "C"
Enzo Ceragioli (p.), Cosimo Di Ceglie (ch.),
Michele D'Elia (cb.), Giuseppe Redaelli (bt.), Enzo Ceragioli e Cosimo
Di Ceglie (arr.)
Milano, 2 Dicembre 1946
MO 10737 Vecchi ruderi (Ceragioli) arr. EC, Odeon H18159
MO 10738 Quattro
in minore (Di Ceglie) arr. CdC,
Odeon H18113
MO 10739 It had to be You (Jones-Kahn)
arr. CdC, Odeon H18113
MO 10740 The Man I loved (Gershwin) arr. EC, Odeon H18159
JAM SESSION "D"
Baldo Panfili (tr.), Franco Mojoli (as.,
cl.), Eraldo Volontè (ts.), Enzo Ceragioli (p.), Giovanni Ferrero (ch.),
Rino Santolini (cb.), Armando Pagni (bt.), Franco Mojoli (arr.)
Milano, 7 Marzo 1947
MO 10800-2 Happy band (Gentry) arr. FM, Odeon H18160
MO 10801 i SURRENDER DEAR (HARRIS-Clifford) arr.
FM, Odeon H18160
JAM SESSION "E"
Nino Impallomeni (tr.), Athos Ceroni (tb.), Glauco Masetti (as., cl.),
Rino Santolini (cb.), Renato Sereni (bt.),
Milano, 12 Giugno 1947
MO 10891 Oh lady be good (Gershwin), Odeon H18161
MO 10892 Body and soul (Hewman-Sour-Green), Odeon H18161
JAM SESSION "F"
Nino Impallomeni (tr.), William Lockwood (ts.), Gorni Kramer ed Elvio
Favilla (fisa.), Giorgio Gaslini (p.), Battista Pazzaglia (cb.), Armand
Molinetti (bt.), Roberto Nicolosi e Gorni Kramer (arr.)
Milano, 25 Marzo 1948
MO 11065 WHAT IS THING CALLED LOVE (Porter) arr. RN e GK, Odeon H18174
MO 11066 Open the door Richard (Mc
Vea-Howell-Fletcher-Mason)
arr. RN e GK, Odeon H18174
JAM SESSION "G"
Pino Moschini (tr.), Marcello Boschi (cl. as.), Tullio Tilli (ts.),
Amleto "Puccio" Roelens (p.), Otello "Canapino" Canapa (ch.), Baldo
Rossi (cb.), Mario Vinciguerra (bt.)
Milano, 12 Giugno 1948
MO 11103 Things ain't what they used to be (Ellington), Odeon H18186
MO 11104 Which who which (Ellington), Odeon H18186
N.B.
Purtroppo in questa nostra riedizione sono mancanti i due brani
pubblicati su Odeon H18162 come JAM SESSION "I", incisi il 17 Febbraio
1948 dal piccolo complesso bolognese facente capo a Corrado Bezzi, Mario
Bertolazzi e Sergio Nardi, in quanto il disco è risultato introvabile, e
di questo ci scusiamo con gli appassionati. |