Le valvole nella riproduzione sonora: passato, presente e futuro.
A cura di Luciano Macr

 

L'amplificazione audio nasce con i tubi termoionici.
I primi amplificatori audio furono costruiti nel 1912 circa negli Stati Uniti di America e consistevano di due o tre stadi a triodo di De Forest, che utilizzavano l'accoppiamento a trasformatore, ed una alimentazione a batterie. Fra i primi amplificatori di quegli anni si può ricordare il Western Electric WE25B, che era capace di erogare 0,8 watt.

Nel 1929 la rivista Radio News pubblicò il famosissimo Loftin & White, un amplificatore con due soli stadi di uscita, con pentodo di ingresso e triodo in uscita, e con accoppiamento in continua fra i due stadi che risolveva  i problemi di costo  facendo a meno di trasformatori di pilotaggio e condensatori di accoppiamento. Negli anni 40 - 60 fu dato un notevole impulso alla progettazione e alla realizzazione pratica di sistemi audio ad alta fedeltà in grado di fornire elevate prestazioni qualitative; i circuiti di questo periodo sono tuttora alla base di molte realizzazioni contemporanee. Ricordiamo l'americano Olson, con il suo amplificatore (ovviamente mono) costituito da 4 tubi 6F6 in doppio push pull a pseudo triodo, capace di erogare 5 watt con una distorsione armonica totale compresa fra lo 0.08 e lo 0,4 % senza fare uso di controreazione negativa generale.   

Nel 1946 venivano pubblicati gli studi dell'americano Mitchell che utilizzò come stadi di ingresso i due triodi di una 6SN7 accoppiati in continua ed uno stadio finale con delle 1614 a pseudo triodo. Da questo circuito nel 1947 il celeberimmo Williamson, inglese, trasse ampia ispirazione ma impiegò nello stadio finale dei tubi KT66 molto più lineari in configurazione  a pseudo triodo rispetto alle 1614 di Mitchell. Giacchè il circuito di Williamson fu pubblicato sulla rivista Wireless World ebbe una risonanaza mondiale, mentre di Mitchell nessuno si ricordò più. Da allora, anche se in maniera impropria, si cita sempre Williamson allorchè si parli di un montaggio in push pull, ma ciò è del tutto inesatto in quanto si confonde il circuito Williamson con lo stadio ultralineare che utilizza i tubi finali (pentodi e tetrodi) come tali, utilizzando un trasformatore di uscita con le prese per le griglie schermo (configurazione ultralineare inventata da David Hafler e Herb Keroes).

Gli amplificatori a valvole continuarono ad essere perfezionati (ricordiamo Dynaco, Leak, Quad, Radford, marantzMac Intosh) sino agli anni 70, anni nei quali subentrarono  piano piano i semiconduttori con i quali si potevano realizzare apparecchiature molto più economiche e quindi di maggior penetrazione commerciale.

Negli anni 80, soprattutto con Audio Research (seguita dalla Conrad Jhonson), si  assistè al ritorno delle amplificazioni audio valvolari; questo marchio ha realizzato numerose elettroniche che hanno costituito il ponte fra l'alta fedeltà di un tempo e quella moderna.

Se le valvole erano una necessità, sono diventate ai nostri giorni una scelta motivata dal fatto che, se ben costruiti, gli amplificatori a valvole sono in grado di provocare in chi li ascolta un impatto emozionale di gran lunga maggiore rispetto a quello provocato da ampli a semiconduttori.

Per quanto concerne il futuro dei tubi elettronici, esso appare molto "amletico" poiché le valvole risultano molto affascinanti, ma sempre più difficili da gestire commercialmente, vista la recessione economica mondiale in atto da svariati anni.

Negli ultimissimi  anni la qualità degli amplificatori valvolari non sembra, in media, molto elevata.

I costi che i costruttori devono sostenere per costruire amplificatori a tubi sono esorbitanti se comparati a quelli degli amplificatori a semiconduttori. Da questa situazione ne consegue un'invasione di apparecchiature valvolari audio di qualità veramente pessima (in alcune di esse si risparmia su tutto, addirittura siamo arrivati

a saldare le valvole finali sullo stampato senza il necessario zoccolo). Certo è che  gli zoccoli costano quanto i componenti per realizzare un intero pre fono linea a semiconduttori!!

Dunque crediamo che solamente se l’economia mondiale si risolleverà da questa recessione potremo sperare in vera una diffusione di elettroniche audio valvolari, attualmente acquistate solo dai pochi che hanno la possibilità di destinare qualche soldo alla VERA alta fedeltà. Per uscire da questa impasse i produttori stanno attualmente spingendo in direzione contraria alla qualità (leggi basso costo) e in nome delle novità stanno cercando di stravolgere il concetto di alta fedeltà, che invece dovrebbe significare "riproduzione vicina alla realtà": oramai si spinge nella direzione di  “riproduzione virtuale,” con effetti, mascheramenti, ecc. Tutto questo è ovviamente accompagnato da una campagna pubblicitaria massiccia.

Anche negli anni 70 ci volevano convincere (e ci erano riusciti) che un amplificatore “suona meglio” tanto più è bassa la sua distorsione armonica totale.

Torniamo alla realtà prima che anche la nostra testa diventi virtuale…...

Considerazione finale: a cosa servono le valvole in un impianto home theatre?

Al lettore le ovvie conclusioni.