Umbria HI-FI 1999
Editoriale di Luciano Macrì

"Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare" diceva sempre "Ginettaccio" Bartali al termine di ogni corsa ciclistica. La citazione toscana si adatta molto bene al caso di Umbria HI-FI 1999, una mostra che ritengo sia arrivata alla sua ultima edizione. Ma cominmciamo giusto dall'inizio.
L'organizzazione, ovvero il negozio Effetto Musica di Perugia, aveva già deciso quest'anno di non farne di niente (pensiamo a causa del perdurare della crisi economica), e così doveva essere; oltretutto, altrimenti, si sarebbe mossa per tempo. Le pressanti richieste di alcuni piccoli costruttori, che non avevano partecipato nel 1999 a nessuna manifestazione, ha di fatto indotto gli organizzatori a prendere in affitto un piano dell'Hotel Albarnoz di Spoleto, assieme all'ala congressi, e ad organizzare Umbria HI-FI 99. Ma Spoleto non è Milano, e così alla fine alcuni dei richiedenti (pare dopo aver prenotato) si sono ritirati e di fatto sono anzi siamo, rimasti quattro gatti che alla fine hanno allestito delle salette, spesso persino in compartecipazione (quanta crisi...). Nessuna rivista, ad eccezione di Audion (i soliti fessi che sono comunque abituati a pagarsi la saletta di ascolto), ha allestito sale di ascolto.E' accaduto, dunque, che i piccoli costruttori, che si lamentano sempre del poco spazio a loro riservato, hanno disertato determinando una Umbria HI-FI da dimenticare. Certamente la manifestazione ha dato i risultati che poteva dare, doti i tempi: scarso pubblico e scarso interesse, in compenso tanti erano gli "scocciatori" che evidentemente non trovano niente di meglio da fare che entrare in una mostra ad ingresso gratuito. Si assiste infatti ad una partecipazione di visitatori che appaiono mortificati e non motivati. O si ha che fare con gli "autocostruttori" che ragionano per schemi, ovvero si espimono con frasi fatte imparate tramite letture dozzinali, tanto che più che audiofili evoluti (in quanto si professano conoscitori delle circuitazioni audio poichè hanno letto tre "dogmi" in croce) sembrano "zucche vuote" riempite da poche certezze, che, oltretutto come tutte le certezze, sono quasi sempre sbagliate e certamente sempre confutabili. Chi sa (nel senso della conoscenza), sa di non sapere!
Incredibili le affermazioni di coloro che dichiarano di conoscere le differenze fra le diverse tipologie circuitali, o di altri per i quali tutti gli amplificatori con le stesse valvole finali sono uguali nel senso della musicalità. Si ha a che fare, purtroppo, con una spaventosa ignoranza che si dimostra ancora in aumento.Come sappiamo, in generale si legge poco e male e soprattutto si immettono nel proprio "hard disc" (testa) solo dogmi, certezze e frasi fatte, appunto. E' chiaro che è più semplice e comodo imparare due o tre frasi fatte che non mettersi a studiare, fare propria una teoria, elaborare pareri propri originali...
In realtà, abbiamo sempre tutti qulcosa da imparare. Questa situazione è logicamente conseguenza della recessione economica che da anni attanaglia il nostro paese e non solo: molti non hanno neppure la disponibilità di spesa di quindici-venti mila lire, ovvero il costo di una rivista Audion, figuriamoci se hanno i soldi per acquistare i libri o tantomeno gli apparecchi !
Fra gli appassionati che vagano per le mostre si trovano anche molti che si sono autocostruiti amplificatori valvolari con, al posto dei trasformatori di uscita, dei bei ferri da stiro; questi sono convinti di avere apparecchi seri, (in questa certezza sono aiutati dalla qualità scadente di molti apparati commerciali) ma, non ottenendo ovviamente buoni risultati, danno la colpa a tutto il resto della catena. Con queste persone "pseudo evolute" il dialogo è praticamente impossibile: la miseria intellettuale è una gran brutta malattia ! Esiste poi una parte di un pubblico che "gode" nell'interpretare il ruolo di "critico", ovvero ascolta l'impianto in dimostrazione alla ricerca del difetto, del lato debole "da attaccare". In realtà si tratta della solita favola della "volpe e dell'uva" in quanto ben pochi si possono permettere impianti di un certo livello (e siamo d'accordo che sia giusto non fare debiti solo per avere un ottimo impianto hi-fi). Ma, diciamo noi, non sarebbe meglio chiedere subito al titolare della sala quali sono i difetti dell'impianto? Molti operatori sono ben qualificati e sono in grado di fornire al "rompiscatole" un impianto al di sopra di ogni sospetto. Da notare che spesso questi ipercritici possiedono un impianto di qualità discutibile. Ogni sistema, ogni componente, ha pregi e difetti e, dunque un appassionato o ha a disposizione svaiate tipologie di impianto (beato lui), oppure opta per un compromesso. Insomma, non se ne può più di questo tipo di pubblico. Però, togli quello e togli quell'altro, chi rimane? Pochi veri interessati con i quli (capita di rado) discutere in armonia.
Il commento di un visitatore: i suoni delle sale sono tutti uguali. Ovviamente in tanti casi ciò può essere vero: significa che per una certa cifra il mercato ti da quello, niente di più. E' naturale, un pò come per le automobili. Naturalmente questo, nel caso dell'autocostruzioneseria (non dei giocattoli), è vero; per ascoltare vere differenze occorre spendere sull'impianto tanti soldi, che pochi sono disposti a tirare fuori. E' passato il tempo delle esibizioni degli amplificatori da centinaia di milioni (!!), degli amplificatori con trasformatori di uscita in filo d'oro o platino, 18 carati, stile Ponte Vecchio: Insomma, l'alta fedeltà è in stallo, ben poche le "new entry", i ragazzini spendono milioni ma per il car audio e gli altri interessati identificano l'alta fedeltà con il compattone: così rimane solo una piccola schiera di appassionati, che già possiedono tre impianti, e che dunque occorre scioccare con l'alta fedeltà "omosessuale" o "diversa" l'importante è che suoni come piace a te ! Questa è la nuova definizione dell'alta fedeltà . Le cose fatte bene ormai non interessano più.
In conclusione, Umbria HI-FI ha ricalcato l'andamento del Top Audio 1999. Speriamo in un'inversione di tendenza: la speranza è l'ultima a morire, ma questa volta ci appare comunque moribonda.
Notizia dell'ultima ora: L'Audio Show di Roma non si farà, nè come Audio Show nè come "Top Audio a Roma". Si sapeva già da molto tempo che l'APAF aveva quasi deciso di occuparsi del Roma Audio Show ma alla fine pare che tutto si sia risolto in una bolla di sapone. In effetti l'Audio Show di Roma aveva avuto un notevole successo di pubblico, ma, a quanto pare, non un altrettanto ottimo ritorno in termini commerciali. Sicuramente l'economia italiana gira al nord Italia, ed al centro sud non è rimasto altro che andare alle mostre (quelle ad ingresso gratuito si intende).