Variazioni sul tema: finali monofonici
300B/PT49 de luxe.
di Pellegrino Festa

Come molti appassionati di hi-fi che navigano attorno alla quarantina
d'anni o meno, anche io mi sono avvicinato da poco al mondo affascinante
delle valvole e soprattutto all'autocostruzione di apparecchi valvolari,
spinto e aiutato in questo dall'uscita sul mercato editoriale di varie riviste
mirate esclusivamente o quasi all'autocostruttore, tra cui ovviamente Audion.
E' inutile dire che mi era già capitato di ascoltare apparecchi con
tubi termoionici, anche di marche famose, ma il grande pregio di riviste
come Audion era ed è quella di dare la possibilità di costruirsi
con una spesa sicuramente notevolmente più bassa, apparecchi di valore
musicale pari ai prodotti di costruttori blasonati.
Non solo, la cosa che mi intrigava nel realizzare in proprio un apparecchio
valvolare con l'aiuto di esperti, almeno per me che di elettronica ne mastico
poco, era la possibilità di costruire un esemplare unico, fatto su
misura delle proprie esigenze e gusti. Decisi così di cimentarmi
nella costruzione di un finale di potenza di valore musicale, almeno sulla
carta, decisamente elevato.
La scelta dei componenti è stata per me quasi obbligata; non volendo
avere a che fare con tensioni molto alte o potenze di uscita molto bassine,
optare per la 300B era d'obbligo, preferibilmente in monotriodo.
Con l'aiuto fondamentale di Stefano Bevacqua si decide per due finali mono,
due stadi con 300B Cetron stadio finale in monotriodo, e stadio driver utilizzante
il piccolo panzer che è la PT49.. Per un trasformatore di uscita
di qualità indiscussa si è pensato agli Hampton trasformatori
di nome straniero ma fiorentini di nascita; cablaggio in argento isolato
in teflon di varie dimensioni; induttanze di filtro a norme militari e condensatori
in carta e olio per bypass e per disaccoppiamento.
Dopo l'assemblaggio su lastra di alluminio spessa 5 mm con base in noce
massello, i fondamentali riscontri strumentali e l'inevitabile rodaggio,
fiato alle trombe.... il suono che usciva fuori dalle mie casse era di un
calore, di una dolcezza e al contempo cosi pieno di microinformazioni da
lasciarmi veramente stupito. Gli strumenti erano di un realismo disarmante,
di una corposità e di una precisione veramaente notevole trattandosi
di una ricostruzione di un evento musicale; la gamma alta era nitida e dolce,
setosa, mai affaticante; la gamma media di una purezza senza pari, sconosciuta
alla stragrande maggioranza di amplificatori a stato solido, e le voci di
una tale naturalezza che sembravano materializzarsi; la gamma bassa sostanzialmente
corretta e ben frenata anche se ad onor del vero non possente e presente
come in uno stato solido. Il risultato era decisamente appagante tenuto
conto anche del budget impiegato.
Con il passare del tempo ho però notato che con i miei diffusori,
di un'efficienza molto bassa (89 dB circa), la dinamica, soprattutto con
i pieni orchestrali o i passaggi più impegnativi, era un pò
carente (ovviamente trattandosi di diffusori non certo adatti a questo tipo
di finale N.D.R.).
Decido allora di provare a fare qualche modifica e quella più congeniale
al mio problema era quella di sostituire la caduta di tensione catodica
con un bias regolabile, portando la corrente catodica a circa 80 mA e quindi
ad una dissipazione della 300B di circa 32 watt. La cosa sembrava funzionare
almeno sulla carta. La prova d'ascolto ha confermato che il risultato era
raggiunto.
