QUALI VALVOLE PER I NOSTRI APPARECCHI?
Corrado Petri

Ogni utilizzatore di dispositivi a valvole dovrebbe ricercare i tubi più congeniali alle proprie esigenze, principalmente per due motivi da prendere in considerazione almeno nei momenti in cui una sostituzione si rende necessaria.
La prima considerazione da fare è che i "valvolari" mutano pesantemente il proprio carattere in funzione di tutti i componenti impiegati, dei tubi in modo particolare. Questo vale in una certa misura anche nei sistemi a stato solido, ma nel caso delle valvole esistono componenti nominalmente equivalenti ed elettricamente intercambiabili che, montati sullo stesso circuito, all'ascolto presentano caratteri molto differenti: il componente scelto dal costruttore risulta quindi frutto del miglior compromesso globale e non rappresenta in genere la soluzione ideale da ogni punto di vista.
Un'altra importante ragione a favore della sperimentazione è che la sostituzione di una valvola richiede solo un minimo di perizia e, al massimo, un tester ed un cacciavite, quindi non è raro che l'utente stesso sia in grado di realizzare confronti propri ed operare scelte personali e ponderate.
Nell'effettuare una sostituzione, occorre tenere presente che all'interno di un apparecchio a valvole si trovano tensioni potenzialmente letali, e ciò è possibile talvolta anche con apparecchio spento da tempo; per questo è indispensabile un minimo di competenza, o l'aiuto di una persona che ne sia fornita.
In un preamplificatore sono di norma presenti solo valvole relativamente piccole che vengono definite "di segnale" perché in grado di trattare opportunamente solo segnali elettrici deboli e non potenze apprezzabili. In un amplificatore, invece, sono sempre presenti anche valvole più grandi, "di potenza": ad esse è demandato il compito di gestire l'energia necessaria a pilotare il diffusore e quasi sempre se ne trova un numero pari, molto più raramente una sola.
Un tubo elettronico può dare il meglio di sé dopo alcune centinaia di ore, poi inizia un lento declino con conseguente ammorbidimento del suono e calo di potenza. Anche se non si verificano guasti interni, il tubo progressivamente si deteriora e la chiazza lucente visibile sul bulbo inizia a ritirarsi; la vita utile è fortemente dipendente dal tipo di circuito e di impiego, ma non supera le poche migliaia di ore anche per le migliori valvole di potenza normalmente reperibili, mentre quelle di segnale spesso lavorano egregiamente oltre questo limite. In alcuni tubi di potenza, soprattutto di costruzione cinese, si può formare un alone marrone attorno alla chiazza lucente: ciò non denota necessariamente un degrado, se la chiazza stessa non si sta ritirando. L'ingresso dell'aria atmosferica nel bulbo di una valvola, a seguito di una rottura, provoca l'immediata ossidazione della chiazza lucente, che diviene inconfondibilmente bianca.
Le valvole vanno sostituite a freddo, tenendole per la base ma evitando di toccare i piedini quando questi sono parzialmente inseriti; con i tubi più grandi spesso occorre preventivamente sganciare un fermo o premere una molla. Dopo ogni sostituzione, come minimo, occorre controllare che non si verifichino scariche interne e che la placca (la struttura metallica solitamente grigia visibile dentro al bulbo) non assuma in alcun punto colorazione rosso ciliegia; in queste condizioni la durata viene compromessa e si provocano guasti. Se ciò accade anche scambiando le valvole o sostituendole, si rende necessaria una taratura del bias od un aggiustamento del circuito.
Benché la scelta dei tubi da usare sia fortemente dipendente dai gusti personali, ed anche dallo stile di esecuzione nel caso dei musicisti, è possibile dare qualche indicazione a chi desidera provare qualcosa di nuovo o semplicemente si trova a dover operare per forza una sostituzione.
Poiché non è raro che anche valvole della stessa marca e dello stesso lotto suonino diversamente, in teoria si dovrebbe sempre fare una prova prima dell'acquisto, ma questo raramente è realizzabile e si possono solo seguire criteri generali come la constatazione che i risultati migliori e più duraturi si ottengono spesso con tubi prodotti non di recente in Europa o Nordamerica, che sono diventati rari e costosi dopo la chiusura di molti stabilimenti negli anni scorsi. Oggi i tubi più economici e facilmente reperibili provengono prevalentemente dall'ex URSS e dalla Cina. I primi sono molto robusti, tanto che qualche costruttore ne abusa; in alcune particolari applicazioni possono risultare poco raffinati ma anche Robben Ford lodò il loro grande fiato esclamando "very clean big power !" dopo aver provato con la sua chitarra un nostro prototipo, tra i primi ad essere equipaggiato con un quartetto di 6550 russe. Più di un costruttore impiega questa versione russa della classica 6550 General Electric, particolarmente apprezzata dai bassisti ma ormai fuori produzione, mentre molto diffusa è anche la più piccola 5881, stessa provenienza e stesso legame con l'analoga statunitense. In particolare Mashall oggi utilizza intensamente questo tubo, accoppiandolo con valvole preamplificatrici anch'esse di produzione ex sovietica.
Le valvole originarie dell'estremo oriente spesso forniscono prestazioni dignitose da ogni punto di vista tranne la durata; questo è uno dei motivi per cui prospera il mercato dei tubi selezionati, che dovrebbero garantire maggiore affidabilità ed uniformità di caratteristiche elettriche e musicali.
Marshall, Mesa Boogie ed altri costruttori forniscono buoni tubi di ricambio che possono essere utilmente impiegati su altri apparecchi, mentre marchi specializzati in questo settore, come la Groove Tubes, offrono accurate selezioni di valvole normalmente reperibili in commercio a prezzo minore, ma con maggiori incognite.
Le selezioni più serie vengono effettuate con strumentazioni computerizzate, come il famoso sistema Sofia dell'italianissima Audiomatica, dal costo accessibile solo per aziende ed operatori del settore; un appassionato potrebbe ripiegare su un vecchio ma sempre valido tracciacurve ricondizionato, come ad esempio il Tektronix 565. I normali provavalvole utilizzati a suo tempo da tutti i radiotecnici servono solo a scartare i tubi guasti o poco più, e la loro funzione può essere praticamente sostituita da una serie di misure e confronti effettuati direttamente sull'apparecchio.
La stragrande maggioranza delle valvole preamplificatrici tuttora impiegate nei front-end per strumenti musicali appartiene alle classiche 3 famiglie: ECC81/12AT7/6664, ECC82/12AU7/5814, ECC83/12AX7/7025 quest'ultima la più diffusa. Oltre a questi esistono molti altri tubi dalle prestazioni sonore interessanti, ad esempio i 6SN7, i 6SL7 e la famiglia ECC88/6DJ8, molto apprezzati nel campo della riproduzione di alta qualità. Le varie sigle raggruppate indicano versioni differenti di uno stesso progetto base; per esempio la 7025 è una variante specificatamente studiata per gli stadi di ingresso, quelli direttamente collegati ai pick-up, e può rendere più silenzioso un amplificatore che, in quella posizione, utilizzi una ECC83 standard. Di questo tubo sono esistite superbe realizzazioni nel passato, ad opera di costruttori americani ed europei, molto apprezzate da chi ricerca certe precise sonorità; in generale risulta soddisfacente la versione russa correntemente reperibile: precisa, potente e dal suono moderno, mentre in certi casi, come su molti Fender, si ottengono risultati migliori con versioni più leggere, come quelle cinesi. Molti amplificatori per chitarra danno il meglio sui suoni puliti impiegando versioni con placche di ridotte dimensioni, come le classiche 12AX7A della G.E.B.
Chi sa destreggiarsi tra i surplussari, può imbattersi facilmente non solo in autentici bidoni ma anche in valvole nuove, con l'imballo originale, prodotte decenni fa e di fronte alle quali le realizzazioni contemporanee spesso scompaiono. Un caso eclatante è la 6V6 Westinghouse con il bulbo "a pera" prodotta in Canada: in circolazione ve ne sono ancora molte e costano poco ma, soprattutto, forniscono in genere più potenza ed un suono più pulito delle blasonate General Electric.
Tra i tubi di potenza, però, il tipo più diffuso è la 6L6, di cui la 5881 è una delle tante versioni, che incarna il classico suono dei modelli Fender oltre i 25/30 W. Se si possiede un amplificatore molto vecchio o si ricerca un suono particolarmente pulito, anche a discapito della potenza, le migliori prestazioni si ottengono dalle prime versioni, che però non si possono sempre usare, non essendo in grado di sopportare le stesse condizioni operative dei tipi più moderni. Tra queste strepitosa era la 6L6GB della RCA e la corrispondente versione prodotta su licenza in Italia dalla FIVRE, ancora sporadicamente reperibile.
Per utilizzo gravoso, e comunque quando ogni coppia sviluppa più di 40 W, sono raccomandabili solo le versioni con bulbo cilindrico e base di altezza ridotta, prime fra tutte le originarie 6L6GC General Electric e quelle contraddistinte dalla sigla STR, meno soggette a vibrazioni ed inneschi, oppure quelle oggi reperibili, come le Mesa Boogie, con il bulbo "a pera" ma di dimensioni compatte.
Anche la EL34 è stata molto usata e, tra l'altro, ha impersonificato il suono dei classici Marshall 50/100 W; non va sostituita con la versione statunitense 6CA7, decisamente aspra, riconoscibile dal bulbo più corto e di diametro maggiore, ma con esemplari di produzione europea come le ottime Tesla o, al limite cinesi, che non suonano male ma durano poco. Se si possiede un amplificatore equipaggiato con EL 34 e si è in grado di adattarlo all'impiego di 6550 o KT88, si otterrà un deciso cambio di carattere, tipicamente gradito ai bassisti, verso un suono più corposo e meno distorto ai livelli normali; spesso è possibile anche la trasformazione inversa alla ricerca di una distorsione più progressiva. Lo stesso Hendrix talvolta sostituiva le EL34 con KT88: questa era una particolare valvola prodotta in origine da una sola ditta inglese ed utilizzata su alcuni amplificatori di grande potenza, prima di uscire di produzione. Le successive repliche non hanno mai raggiunto la qualità della capostipite, ma anche le versioni più economiche, come quella cinese, sono spesso in grado di migliorare i risultati ottenibili con la dotazione di serie di 6550 ( che normalmente può sostituire di sana pianta ) o di EL34; in certi casi due KT88 possono sostituire vantaggiosamente quattro 6L6.
Infine una piccola valvola tutta pepe, la EL84/6BQ5, alias la voce del mitico VOX AC30. Le condizioni di lavoro gravose imposte da questo apparecchio erano ben sopportate dai tubi degli anni '60, ma hanno effetti culinari sulla maggior parte delle versioni attualmente disponibili; poche appaiono resistere, tra cui le Groove Tubes.
Legato a questo marchio viene pubblicato un titolo interessante: "The tube amp book" vol.4 di Aspen Pittma; in alternativa c'è un volumetto di alcune decine di pagine e di gradevole lettura, forse di difficile reperibilità, ad opera di Donald Brosnac: "The amp book. A guitarist's introductory guide to tube amplifiers". Non esiste, comunque, un testo del tutto esauriente sull'argomento, anche perché sarebbe tanto ponderoso quanto velleitario, a causa del continuo mutare dell'offerta del mercato.