Dual Single

Un progetto tecnicamente molto valido e il fascino del suono valvolare fanno di questo finale un oggetto veramente interessante per gli appassionati della “scatola di montaggio”.
di Giorgio Mele

Per gentile concessione della rivista Italiana SUONO

La rivista italiana Audion presenta una serie di Kit da montare di notevole interesse, specie nel campo dell’amplificazione: per quanto riguarda i finali in questi ultimi mesi sono state lanciate ben quattro novità. Ci è parso stimolante, anche se un po’ fuori dagli schemi di una rivista come SUONO, analizzare un po’ più da vicino uno dei progetti proposti ai lettori di questa rivista nostra amica. Esaminiamo nella fattispecie l’amplificatore finale 300 B. Un valvolare che eroga 8 watt in pura classe A. L’amplificatore ci viene fornito già montato e all’interno di una elegante scatola in legno chiaro con molto materiale spugnoso messo a protezione della integrità del finale.

Tutti i modelli proposti da Audion si sviluppano ovviamente su circuitazioni a valvole, e si sa che in questo campo assumono un valore del tutto particolare la bontà del progetto, la qualità della sua realizzazione, l’elevato grado di affidabilità della costruzione. Già di primo acchito questo amplificatore sembra possedere tutti questi requisiti. I tecnici Audion hanno fatto tutte le cose nel migliore dei modi. Dal punto di vista estetico vi è un elegante equilibrio cromatico tra il tono black dello châssis (realizzato con una lamina di metallo di elevato spessore), e dei grandi dei trasformatori, il color legno delle fiancate, in olivo, attaccate allo stesso châssis, e il color oro delle etichette su cui campeggia il logo e il fascino vitreo delle valvole. L’ AF Audio non ha una griglia che ricopre i vari componenti. Tutto è ben visibile. Il pulsante di accensione si trova sul retro a fianco della vaschetta del cavo di alimentazione. Al centro i due ingressi di collegamento con il pre e i due ottimi morsetti per i diffusori. All’interno dello châssis vi è un unico stampato su cui vengono montati i componenti elettrolitici, gli zoccoli delle valvole, le piastrine di alluminio per i trasformatori con un cablaggio piuttosto ordinato. Molto ben dimensionata risulta la sezione alimentazione. Un unico trasformatore fornisce tutte le tensioni di servizio. Il raddrizzamento dell’anodica viene affidata alla valvola 5Z3, un componente di tutto rispetto. Il filtro è un classico a pi greco con condensatori da 500 microfarad. Vengono utilizzate nello stadio finale le due mitiche 300B (di costruzione cinese). Lo stadio pilota è realizzato con un TS49/PT49, si tratta di una normale configurazione a pentodo polarizzato in classe A e ottimizzato elettricamente e acusticamente. Come abbiamo già ricordato l’amplificatore eroga 8 watt, tale scelta, serve a non tirare troppo il collo alle 300 B e quindi assicurarsi la loro migliore utilizzazione. Come partner per la prova di ascolto ho fatto ricorso al pre Audible Illusions Modulus 3, alla coppia T-Drive e T-Dac Micromega, diffusori Chord e Snell, cavi Audioquest, Kimber Cable, supporti Solid Steel. Come riferimento ho utilizzato un finale Audio Research. La prima regola da seguire nell’utilizzazione di componenti del genere è di posizionarli su mobili con molta aria intorno a causa dell’elevatissimo calore che viene emanato. In questo modo potrete anche godervi la luce azzurrina o gialla delle valvole nel momento in cui vengono accese. Altro consiglio è quello di aspettare sempre qualche minuto prima ascoltare musica, in modo di avere la migliore resa sonora. Passiamo ora alle note di ascolto non senza aver sottolineato la grande capacità di pilotaggio di questo amplificatore che si destreggia praticamente con qualsiasi carico. Gli 8 watt dichiarati sono in realtà molto di più ed equivalgono a 50 60 di altri apparecchi. Inoltre, prima di procedere, lasciateci dire che l’apparecchio è giunto in redazione già bello che montato, quindi lo trattiamo come se fosse a tutti gli effetti un apparecchio di normale produzione. È ovvio, però, che in parte le prestazioni musicali saranno influenzate dalla precisione dell’assemblaggio, dall’assenza di interferenze e dalla qualità dei materiali “secondari” adoperati.


L'interno è ben ordinato e utilizza componenti di alta qualità


Ecco il retro dell'amplificatore. Notate la robustezza dei morsetti per il collegamento dei diffusori.

Quale è la caratteristica principale di questo amplificatore? Buon suono e grande immagine all’altezza di altri blasonatissimi colleghi. Queste sono le prime due impressioni che mi vengono alla mente come riassunto di ore e ore di ascolto molto gradevole e mai affaticante. È un suono che rispecchia i canoni dei modelli valvolari? Non completamente, o meglio il suono è sempre caldo e avvolgente, ma non eccessivamente. C’è sempre grande brillantezza e lucidità su tutta la gamma, gli angoli non vengono mai smussati, ma resi con prezioso realismo. Ascolto un po’ di jazz con esecuzioni dal vivo e mi colpisce la grande profondità su cui si strutturano i piani sonori, nonché l’ampiezza della scena specie in larghezza. Nel brano Cubism di Chris Botti impressionano la profondità e il controllo della gamma bassa che ci permette di ascoltare una grancassa secca e potente e un contrabbasso di straordinaria completezza armonica che si librano nella stanza senza alcun impaccio superando di getto i limiti fisici dei diffusori. Di non meno raffinata fattura la gamma media. L’ascolto del pezzo solista del sax me lo conferma immediatamente. Ottime impressioni si ricavano anche per quanto riguarda la parte alta dello spettro: poniamo l’attenzione sulla liquida definizione dello xilofono, ma anche sul carattere stentoreo dei piatti della batteria. Scorrendo gli altri brani raccolgo le stesse identiche sensazioni positive, poi passo ad un altro genere e appoggio nel cassettino del giradischi digitale l’ultima compilation di Zucchero. Di grande effetto la chitarra iniziale nel brano Menta e Rosmarino, morbida e intensa, un pelino meno aggressiva dell’amplificatore di riferimento, ma non ne faccio un dramma, anzi. Tutta la trama musicale è ottimamente definita: batteria dai contorni precisi, basso come in precedenza di una profondità impressionante per un “piccoletto” da 8 watt. Rimango praticamente rapito dalla bellezza del pezzo solista della chitarra elettrica a riconferma della qualità della gamma alta. La voce di Zucchero? È come quella che potete ascoltare in concerto senza aggiunta di colorazione alcuna e foneticamente inappuntabile. Lo stesso dicasi per quanto riguarda la voce di Gino Paoli nel suo ultimo disco Appropriazione Indebita. Una voce matura e dai lampi suggestivi impressionistici che il nostro riproduce con naturalezza facendoci scoprire anche i più piccoli particolari delle intonazioni di questo mostro sacro della canzone italiana. La eccellente registrazione di questo disco è un invito a nozze per la creatura Audion. Ci troviamo di fronte ad un suono anche in questo caso non ingabbiato, leggero, intenso. La splendida chitarra acustica, il basso elettrico, e via via tutti gli altri strumenti si dispongono nello spazio scenico come fossimo fronte ad uno stage vero e proprio, con la voce di Paoli leggermente proiettata in avanti, ma non invadente. Passo poi all’ascolto dell’ultimo disco di Mina dedicato alla canzone napoletana. Le eccellenti doti di trasparenza ci regalano un quadretto pieno di calore e cromaticamente suggestivo con i fiati mai al di sopra delle righe, potenti e sempre nel pieno rispetto delle loro caratteristiche armoniche, e come in precedenza i toni bassi che possiedono una estensione davvero incredibile. Non finisco di stupirmi della capacità di trattare il registro grave, tale da eguagliare qualche mostro sacro di oltreoceano. La raffinatezza delle altre gamme si evince in primo luogo dalla riproduzione della voce della nostra grande cantante che gioca con impareggiabile perizia con splendidi brani della tradizione partenopea. Occorre ascoltare Core Ingrato e farsi trasportare dalla ricchezza dell’arrangiamento classico con archi dolci e intensi che si rincorrono facendo da corona ai movimenti della voce della tigre di Cremona che indugiando per un po’ sui toni medi, poi si innalza in un acuto finale riprodotto con rara bellezza. La stessa intensa impressione la si avverte ascoltando la versione orientaleggiante di Maruzzella, in cui i gorgheggi si fanno più complessi e distorti e mantengono sempre una estrema naturalità anche quando l’amplificatore deve tener testa ai prolungati vocalizzi. Da Mina alla Musica delle Ande, una bella compilation della Hemisphere. Ho l’occasione di riascoltare Inti Illimani, Quilapayun, etc. Mi soffermo sul brano Subida degli Inti-illimani. Un brano velocissimo in cui si rincorrono Charango, chitarra e altri strumenti a corde: il tessuto ritmico è decisamente ben intelligibile in ogni sua parte senza che una parte dello spettro invada territori contigui. Si riconosce con precisione il movimento delle mani sulle corde. Ogni cosa è al suo posto. Ascoltiamo Vicunita di Conjunto Kollahuara dove emerge con nettezza la assoluta definizione con cui vengono resi i fiati, ben distinti l’uno dall’altro, ma che si uniscono in coro senza alcuna confusione. E questo la dice lunga sulla capacità del nostro amplificatore di saper discernere temporalmente i segnale offrendo così una immagine sonora difficilmente eguagliabile dai suoi vicini di banco. Ed ora Hard Rock con Guns’n’Roses e, grande sorpresa, l’AF Audio scopre il suo terreno di elezione. Potenza, rabbia, ritmo non sono solo alla sua portata ma lo trovano interprete geniale. Era da tempo che non sentivo dei riff così credibili e pieni di pathos, grazie ad una capacità dinamica da primo della classe. E poi la batteria potentissima, tesissima, velocissima, scusate se uso i superlativi assoluti, ma i colpi di tamburo, dei piatti mi sembrano veramente entusiasmanti anche perché collocati in maniera corretta nello spazio della scena. Mi ripeto ma il basso anche qui non delude e si presenta estesissimo come di dovere. E la chitarra: bisogna ascoltare l’assolo di Don’t Cry per capire l’intensità con cui Slash fa scorrere le sue dita tra le sei corde fino agli estremi acuti più lancinanti, che non risultano mai fastidiosi anche a livelli di volume molto elevati. Passo ad ascoltare Angie, il vecchio cavallo di battaglia dei Rolling Stones nell’esecuzione dal vivo dal loro ultimo disco. È importante innanzitutto sottolineare la grandezza dello stage su cui suonano le pietre rotolanti e le informazioni sul luogo di registrazione dell’evento sonoro. I passi, le battute, gli applausi lo spazio tra uno strumento e l’altro. È come averli dentro la stanza e non è un privilegio da poco per chi li insegue, quando può, in tutti i loro concerti da trenta anni a questa a parte. La chitarra d’apertura è limpida, frizzantina, la batteria ben dietro tutti gli altri strumenti incalza con colpi sulle pelli dei tamburi netti e veloci, con i piatti di vero metallo tintinnante. E poi la voce di Jagger che si aggira per il palcoscenico in termini assolutamente realistici, irriverente e acuta come è possibile ascoltare nei concerti. Ho potuto notare che in questa occasione le sibilanti sono levigatissime, perfette con un netto miglioramento rispetto ad amplificatori di pari livello che ho potuto utilizzare in questi ultimi mesi. Per avere la conferma di queste buone impressioni basta solo far scorrere tutti i brani e vi godrete questi Rolling d’annata con una spesa che è la metà di quella richiesta da altri finaloni blasonati. Finalmente arriviamo a Vivaldi nel Concerto in sol minore per violino e oboe. Non voglio tediarvi, ma la cosa più accattivante è sicuramente la scena che è talmente ampia da superare il confine dei diffusori e distende in profondità ben oltre la parete di fondo, le masse sonore si dispongono con rimarchevole definizione in assoluta continuità l’una con l’altra senza alcuna sovrapposizione. I violini forse non raggiungono il riferimento, ma siamo molto, molto, ma molto vicini: setosi, morbidi ma mai condizionati da tentazioni eufoniche. L’oboe è decisamente simile a quello che si può ascoltare in qualche concerto all’Accademia di Santa Cecilia. Ottimi risultati otteniamo con la grande orchestra in termini spaziali, con una buona tridimensionalità e con una capacità di ricostruzione dei vuoti che dà maggiore realismo all’esecuzione. I passaggi sonori sono caratterizzati da elevata dinamica, ottimo macro e micro contrasto, e da una trasparenza che fa cogliere anche i più piccoli particolari armonici dei vari strumenti. È così per gli archi, per gli ottoni, per i fiati o per i piccoli strumenti metallici che risuonano argentini o per le percussioni che fanno tremare l’aria, per il pianoforte che ha una grandezza naturale e convincente su tutta la tastiera con una particolare brillantezza nel registro medioalto. Non è da meno l’organo che ho ascoltato in alcune registrazioni dal vivo come quella contenuta nell’Ultimate Demonstration Disc della Chesky Records. Nella fattispecie ci troviamo di fronte ad uno strumento particolarmente vero sia per la integrità del messaggio sonoro, sia per la velocità con cui vengono scanditi gli attacchi e i transienti. Inoltre è ammirevole l’equilibrio tra i vari registri tra le varie zone della tastiera. Non nascondo in conclusione che questo valvolare ha mosso la mia più profonda ammirazione. Complimenti sinceri a Audion che ha sfornato un componente di assoluto valore sia dal punto di vista costruttivo che sotto il profilo sonoro.
Oltre alla versione 300B e attualmente disponibile anche la versione 2A3.