FUOCHI D’ARTIFICIO SU IL CICLONE

Editoriale di Luciano Macrì in esclusiva per il sito internet "Audiolamp & Audion".

Pieraccioni è ormai un mito dei giorni nostri. Chi cerchi dei contenuti nei suoi film potrà cercare a lungo e sicuramente non troverà praticamente niente: perché Pieraccioni è in fondo soltanto uno dei tanti ragazzotti nei quali ci imbattiamo quotidianamente, che potrebbe abitare ovunque e che non manda e non vuol mandare alcun messaggio. Bisogna essere coscienti che i tempi sono cambiati e che pochissime persone sono interessate ai film di Pasolini e frequentano i cinema d’essai; in realtà la gente cerca solo il “niente”, il “vuoto riempito” come evasione da una vita scialba, già di per sé piena solo di eventi inconsistenti, al massimo stressanti.
Dopo un ’68 che ci ha portato a distruggere un modello di società vecchia, che comunque funzionava, siamo ormai giunti ad un ’98 pieno di “niente”. Di conseguenza anche il cinema ne risente: niente più film impegnati (o semplicemente, sempre meno film impegnati), la gente vuole solo contenitori pieni di “niente”. Ecco che arriva un Pieraccioni (ma come lui ce ne sono altri ancora), uno dei tanti “bischeri” fiorentini che è appunto dotato di humor fiorentino, peraltro ben diffuso e scontato (almeno per chi a Firenze ci vive...), e che con un paio di “bischerate” realizza incassi miliardari, supportato da uno “sponsor” che produce pellicole di basso livello qualitativo (leggi scene, colore, e soprattutto audio pessimi), che di conseguenza costano “il giusto”.
Ma cosa c’entra tutto questo con l’alta fedeltà? C’entra, c’entra, eccome. A volte mi prende lo sconforto più totale; la crisi imperversa ed i fallimenti delle case editrici specializzate non si contano. Nonostante i tanti sforzi fatti da parte della nostra rivista, gli appassionati non si appassionano più, anzi, sono alla ricerca esclusiva della pura convenienza in termini monetari. Ovvero, pochi (forse nessuno?) credono alla autocostruzione come artigianato di livello, bensì si fanno abbindolare dall’acchiappacitrulli”, dal “discount dell’hi-fi o dalla firma (la moda insegna). Chi scrive è figlio di un sarto che per oltre trent’anni ha vestito la Firenze bene. A quei tempi si cercava la qualità, non la firma; oggi si cerca o il prezzo o la firma. Ma avete mai osservato attentamente come gli abiti firmati di pret a porter siano spesso mal realizzati? Orli che sbiecano, imbottiture che tirano, grinze in ogni dove... Eppure i prezzi ci sono in tutta la loro magnitudine!
Esiste un vero e proprio parallelo tra hi-fi di firma e moda di firma. Anche nell’hi-fi, come nella moda, si investono centinaia di milioni in un marchio presentando amplificatori il cui costo è paragonabile a quello di un monolocale a Venezia (ma anche a Firenze, toh) e quindi sono riservati ad una ristretta cerchia di fruitori (nella moda tali ampificatori hanno per corrispondenti i modelli di alta moda, dai prezzi per noi comuni mortali irraggiungibili), per poi vendere al “popolo” oggetti di scarso valore ma con quella firma indiscutibile (praticamente l’equivalente del pret a portè). Nel frattempo l’apparecchio artigianale, di gran lunga più economico, vale così tanto di più!
Dunque le conseguenze sono letali per l’autocostruzione che viene intesa esclusivamente o come professione integrativa (Joe Roberts di Sound Practices promette guadagni oscillanti tra i 5 e i 10 milioni annui per gli abbonati alla sua rivista), oppure un sistema per realizzare elettroniche valvolari risparmiando rispetto ai costi commerciali. Questa è la politica portata avanti da una nota rivista italiana che da anni presenta progetti completi di kit dal costo estremamente competitivo, fra i quali anche alcuni finali ed un pre valvolari. Molti sono coloro che hanno attaccato questa rivista, ma proprio questi dovrebbero ammettere che probabilmente è quello ciò che l’appassionato vuole: elettroniche a basso costo, tipo prezzo da Discount. E’ o non è, la nostra, la civiltà del sembrare e dell’apparire (come dice Luciano De Crescenzo), andando ben al di là del nostro concetto dell’avere e dell’essere?
Il primo concetto, quello del sembrare, è di gran lunga ormai superato: ed è per questo che trovano ampio spazio film “vuoti”, automobili “vuote”, ampli “vuoti”, ecc.... Mi spiego meglio: nessuno si guarda più allo specchio per osservare e giudicare se la giacca è lunga o se i pantaloni sono più adatti a “pescar ranocchi” che a ben figurare, l’importante è sembrare uguale agli altri.
Dunque, avanti con le elettroniche “discount”, non è importante avere un buon finale 300B, ben suonante, che mi permetta di distinguere un clarino da un fischio: l’importante è riuscire a sentire un qualche rumore, comunque riprodotto, e continuare a sembrare all’altezza della situazione, ad apparire come gli altri.
La lezione è stata così ben compresa dall’altra unica rivista specializzata di autocostruzione hi-fi valvolare (la nostra unica diretta rivale), che alla fine, forse vergognandosi, hanno presentato alcuni progetti che se fossero stati presentati dalla nota rivista bolognese, di cui sopra, avrebbero costituito motivo di duro e feroce attacco da parte delle nostra unica diretta rivale, appunto (vi assicuro che, avendone ascoltati alcuni, ...).
Conclusione (era l’ora...): l’ignoranza sta dilagando, non c’è più curiosità e quando non esiste curiosità non può esistere intelligenza. Infatti l’intelligenza nasce dalla curiosità insita nella voglia di divertirsi, che è voglia di essere felice, e che naturalmente è tipica del gioco. Ergo, fino a che saremo capaci di giocare svilupperemo sempre più la nostra intelligenza, che altrimenti sarà sacrificata e ci annoieremo nella più totale ignoranza.
Speriamo che l’appassionato continui ad essere curioso, ad avere voglia di divertirsi, a giocare con le sue curiosità che mantengono viva la sua intelligenza, e non consideri più questo hobby come un mero sistema per risparmiare o per guadagnare ( a tale proposito ricordiamo che le realizzazioni dei progetti pubblicati sulla nostra rivista è autorizzata esclusivamente per scopi personali e non di lucro,...), e speriamo inoltre si renda conto che un mondo in cui imperversi solo la “quantità” a scapito della “qualità” è destinato all’abbrutimento più totale. Ricordiamoci tutti che l’industrializzazione ha ucciso l’artigianato, anche se ha continuato a volerlo malamente, ahimè, imitare!
Concludiamo con una famosissima citazione che andrebbe sempre tenuta presente.

E’ DIFFICILE TROVARE AL MONDO QUALCOSA CHE UN UOMO NON POSSA FABBRICARE LEGGERMENTE PEGGIO E VENDERE A PIU’ BUON MERCATO. DIVENGONO PREDA LEGITTIMA DI QUEST?UOMO COLORO CHE CONSIDERANO SOLO IL PREZZO.