Lettera
inviata a "Suono" a Giugno 2006
di
Luciano Macrì
La vogliamo smettere?
Da molti anni leggo la rivista
Suono ed intrattengo un ottimo rapporto con l0 staff della redazione con il
quale si sono succedute anche alcune ottime collaborazioni. Molti lettori probabilmente
mi conosceranno, tantissimi altri no, anche perché tutti sanno tutto,
tutti conoscono tutti, ma poi in realtà non è così. Mi
chiamo Luciano Macrì e dal 1991 mi diletto come divulgatore della tecnica
audio rivolta all’alta fedeltà, soprattutto quella valvolare. Senza
ombra di smentita se il Single Ended valvolare ha avuto una possibilità
di essere conosciuto in Italia il merito in larga parte lo si deve al sottoscritto
grazie alla pubblicazione di svariati volumi e di ben 26 numeri della rivista
underground “Audion”. Tutta l’ attività di Audion e
successivamente di Demidoff è stata fatta sui soldi del sottoscritto
e senza ricorrere a trovate abituali stile Parmalat, Cirio regala e Galbani
frega. Pochi lettori fortemente motivati e mai un debito non saldato. Non credo
che nel settore alta fedeltà siano molte le aziende che improntano la
loro attività sul rispetto dei pagamenti e della correttezza aziendale.
Questo preambolo era essenziale per introdurre i concetti che esporrò
nel seguito del discorso.
Nel corso degli ultimi due o tre anni ho letto molte lettere indirizzate a Suono
che mi avevano sempre stuzzicato ma un po’ per “pigrizia”
un po’ perché “schifato” non avevo mai preso il computer
per dire la mia: adesso ne ho proprio voglia.
Tutte le volte che l’economia attraversa periodi di vacche magre in Italia
salta la cultura, se mai cè stata. Non è possibile leggere lettere
di audiofili (termine che in verità aborrisco) che sparano a zero su
Red Rose o altre cose di questo genere. Prima di sparare cazzate ( balordaggini,
scemenze vedasi Vocabolario della lingua italiana edizione Zanichelli 2003)
occorre documentarsi, ma l’ignoranza è ignoranza e la non cultura
regna. Il concetto che negli ultimi anni regna sovrano è che il produttore,
il rivenditore, il tecnico specializzato in alta fedeltà sono ladri,
da mettere alla gogna; i prezzi sono da furto, e soprattutto tutti gli apparecchi
sono uguali, non solo se hanno lo stesso pannello e lo stesso look.
Sono 4 anni che manchiamo dal Top Audio e alcune volte abbiamo presentato in
anteprima apparecchi valvolari Single Ended: per la maggior parte del pubblico
esiste solo la tipologia. Ad es. “un Single Ended di 2A3 quanto costa?”
Perché un Single Ended con le 2A3 è sempre uguale ergo lo si compra
da quello che fa il miglior prezzo. Per questo motivo ho smesso di avere una
sala suonante al Top Audio.
L’avvento dei cinesi e delle cineserie ha dato il colpo finale. In questi
ultimi anni si compra solo quello che costa meno e si cerca di convicerci che
il prodotto da 1000 € made in Cina vale quanto quello da 3000 € made
in Italy prodotto da gente competente. Nel mese di Ottobre a Firenze avrà
luogo una mostra di alta fedeltà per cercare di svegliare il pubblico
oramai condannato alle radioline. Pensando ad eventi collaterali alla mostra
qualcuno ha suggerito di offrire al pubblico la possibilità di un servizio
di consulenza su come installare un impianto hi fi. Come mai, il due canali
non è morto? Ma se la gente non è capace di installare un due
canali?
Ma se ancora la maggioranza della gente ti chiede: quanti watt ha? Si sono richiuse
le acque sull’alta fedeltà? Credo di si. In momenti come questi
i pochi che rimangono a curare il settore come operatori sono: i fessi che credono
in un ritorno di interesse, quelli che non sanno fare altro, quelli che dal
mercato italiano passano al mercato mondiale snobbando gli italioti, e “dulcis
in fundo” quelli che non hanno bisogno per mangiare che qualcuno gli compri
per forza un apparecchio o un libro (noi ci identifichiamo per fortuna fra questi
ultimi). Va da se che in una situazione di questo genere il cosiddetto “cliente”
ritiene che finalmente i venditori sono ai suoi piedi: in realtà senza
la divulgazione tecnica (riviste e libri), senza i rivenditori qualificati (che
possono effettuare dimostrazioni gratuite) il mercato è destinato a morire,
ed in fatti siamo su questa strada. Qualcuno obietterà che rimangono
i siti Internet: ma credete davvero ad internet?
Le biblioteche sono sempre esistite ma anche l’ignoranza ha sempre regnato
sovrana. Il fatto interessante di Internet è che molti si dichiarano
dilettanti allo sbaraglio: si va bene, chissà quante cazzate(vedasi Zanichelli
2003) allora, tanto sono appassionato!
Tutto questo porta alla situazione attuale: dagli addosso alle riviste, dagli
addosso ai rivenditori, dagli addosso ai piccoli produttori, giù con
Ebay. Abito nel Chianti fiorentino e da buon amante della campagna e del giardino
di casa mia sono andato a comprare dei vasi di terracotta per i miei 10 gerani
da un piccolo rivenditore locale. Il rivenditore a chi chiedeva dei vasi di
terracotta “da poco” per i suoi gerani, risponde dicendo che lui
non vende vasi per i proletari. Chi se ne intende di vasi in terracotta sa che
quelli da poco dopo le prime gelate si spaccano e si buttano via! Il messaggio
è che la roba da poco fa schifo mentre la roba di qualità dura
nel tempo (vaso che non si rompe) se poi il vaso è dell’Impruneta
è il massimo,( non è un Della Robbia ma la tradizione è
quella).
Insomma rassegnatevi cari audiofili: o comprate la roba buona con una organizzazione
commerciale seria alle spalle e con un margine di qualità, oppure compratevi
le radioline ma lasciate perdere le polemiche.
Che le cose stiano così mi pare abbastanza evidente: da una parte la
roba di basso costo (e come diceva un commerciante molto noto a Firenze “quando
la roba costa poco nessuno protesta qualsiasi cosa accada”); dall’altra
una produzione di qualità per chi se la può permettere ( pagare
i tecnici ed i produttori alta fedeltà a tariffe di muratori, elettricisti,
antennisti, caldaisti). Altrimenti lasciate perdere ed accontentatevi delle
radioline ed i ciò che riuscite trovare accanto ai cassonetti..
A proposito di oggetti all’apparenza uguali, ma di fatto completamente
differenti, potremmo parlare delle valvole elettroniche. Solo chi non vuole
vedere continua ad insistere pensando che le valvole cinesi di normale reperibilità
Shuguang, Art Audio e pochi altri nomi, siano uguali alle valvole Golden Dragon.
Provare per credere ed anche i sostenitori si sono dovuti ricredere. Prendete
una KT66, una 211, una 2A3 di normale produzione cinese e le equivalenti apparentemente
identiche alle Golden Dragon e avrete delle belle sorprese. Le Golden Dragon
durano nel tempo e offrono un resa musicale ben diversa dalle altre similari.
Ma erano cose non conosciute nel mondo delle valvole? Mi pare di no molte valvole
negli anni 70 adesso definite N.O. S. sono in realtà M.O.S. dove M. sta
per una sostanza molto molto simile ma solo per il colore alla cioccolata. Infatti
la maggior parte delle ECL86 anni 70 hanno una vita di poche ore mentre le originali
rientrano nelle caratteristiche e durano anni. Ah dimenticavo se pesate con
una bilancia le valvole Golden Dragon e le loro sorelle cinesine il peso è
ben diverso? Ah!
Chi molto spende poco spende. A parte i millantatori, ma quello è un
discorso a parte e la cocciutaggine di voler spendere poco porta spesso ad incappare
poi alla fine in millantatori o no?
Allora più cultura, più lettura, più testa e meno attaccamento
ai soldi e soprattutto rompete le scatole agli elettricisti o ai caldaisti se
vi riesce o meglio ai muratori per i prezzi che loro praticano?
Provateci e vi manderanno a fare in culo (fig. volgare mandare al diavolo Zanichelli
2003)
Ciao arrivederci alla mostra di Firenze alta fedeltà.
Vostro Luciano Macrì
P.S.
Qualcuno non ha capito forse perché l’utilizzazione del doppio
senso non è di facile comprensione. Da Suono e da alcuni “poco
attenti al ragionamento profondo” sono stato indicato come un predicatore
che razzola male
Nel nostro sito www.audion.net si parla di made in Italy no China no Cambogia
e si propone 4 modelli di ampli made in China, beh sarebbe veramnet stupido
mettere in vendita oggetti di cui si parla in maniera avversa, si trattat di
una provocazione bellal e biuona , solo va capita, i doppi sensi mi sono sempre
piaciuti , ma non tutti magari li capiscono.
Voglio esprimere la mia idea sul made in paesi depressi, morti di fame, morti
impiccati, schiavi ecc.
La vera realtà sul made in Asia è che si trattat semplicemnet
dell’ennesimo sfruttamento e colonizzazione di altri popoli in condizioni
economiche disastrosi, ma che hanno avuto il pregio, come afferma una dei massimi
esperti di economia americani, di avere salvato il culo ( popolare sedere deretano
Zanichelli 2003) a tutto il mondo civilizzato Europa e America per prima. Se
gli americani con Billl Clinton non avesse risolto il problema dellal tendenza
allla forte depressione economica in atto qualche anno fa, si sarebbebb andati
incontro ad un altro 1929, la globalizazzione ci avrebbeb salvato. Il suo prezzo
è che abbiamo consentito il consolidamento di una feroce tirannia che
prevede la pena di morte, consente al vendita di organi dei morti ammazzati,
cosente condizioni inumane di lavoro, consente l’inquinamento selvaggio
del pianeta Terra ecc ecc. Chiaramente i paesi ricchi basano la loro vita sull’immediato,
tanto poi uan guerarr sistemerà tutto. Allora io mi chiedo se tutto questo
sia corretto o sia una fcaci moderna di guerrar totale: la globalizzazione.
Certo è che negli ultimi dieci, quindici anni il mondo e l’Italia
ne è una conferma semra non voglia più darsi delllel regole e
vige dunque la massima anarchia.
Ecco perché non apprezzo un certo lato dellall globalizzazioine che mi
sembra solo un aspetto diverso di colonizzazione, con pericoli però molto
molto maggiori.
Audion….nmezzoavvoi...