Editoriale
di Audion numero 24
di
Luciano Macrì
Hi-Fi, non ci sei e di colpi non ne batti!
Il titolo dell’editoriale
del numero 23 diceva testualmente: Hi-Fi se ci sei batti un colpo. In quello
si faceva il punto della situazione dell’alta fedeltà, ed era più
di un anno fa: era il tentativo estremo di chiamata a raccolta degli appassionati,
dei distributori, dei rivenditori e degli autocostruttori, ma in primis degli
abbonati Audion. La risposta è stata molto bassa, per usare un termine
assai eufemistico! Un altro tentativo, in data 12-13 Ottobre, Audion l’aveva
effettuato supportando l’iniziativa di Bologna “Stereomania”,
una Fiera che negli intenti dell’organizzatore Promozioni Fieristiche,
avrebbe dovuto rilanciare l’alta fedeltà nella Città Grassa,
o comunque costituire un primo passo in quella direzione. L’iniziativa
era stata sollecitata da alcuni piccoli costruttori delle zona che lamentavano
un mercato dell’alta fedeltà molto fiacco, quasi moribondo. Ebbene,
nonostante l’invio ad indirizzi “mirati”di 10.000 depliant-invito,
nonostante la pubblicità sulle riviste del settore, il pubblico che ha
partecipato a Stereomania è stato di entità ridotta e di scarso
interesse, mentre il numero degli espositori veramente basso. C’è
stato anche chi ha boicottato la manifestazione adducendo il fatto che l’alta
fedeltà ha bisogno di sale dove far suonare gli impianti. Potrà
essere anche vero, ma la mia personale impressione è che il pubblico
degli ascoltatori di musica, i cosidetti “audiofili”, acquistano
impianti “strani” o di design (ma allora perché non Bang
& Olufsen?) oppure che forniscano emozioni, ma non sono assolutamente alla
ricerca del suono più vicino a quello dal vero. Credo sia venuto il tempo
di ritornare al controllo dei toni, agli equalizzatori che farebbero la felicità
di molti ascoltatori. Il recentissimo libro da noi pubblicato “Acustica
dell’ambiente di ascolto. Teoria e pratica” nella sua introduzione
dice testualmente una grande verità: ”QUAL’È UN FATTORE
CHE DETERMINA UN GRAN DETERIORAMENTO QUALITATIVO E QUANTITATIVO DI UN SUONO
ALL’ATTO DELLA SUA RIPRODUZIONE? È L’AMBIENTE DI ASCOLTO.
È QUESTA LA FONTE DELLE DISTORSIONI PIU’ GRANDI: AZZARDIAMO UNA
PERCENTUALE PROVOCATORIA MA NON TROPPO: IL 30 % DELLA DISTORSIONE È CAUSATA
DALLA CATENA DI RIPRODUZIONE; il 70% DALL’AMBIENTE. SCOPO DEL TRATTAMENTO
ACUSTICO È RIDURRE SIGNIFICATIVAMENTE LA DISTORSIONE AMBIENTALE”
Credo che la maggior parte dei cosiddetti “audiofili” non siano
in fondo che dei “durofili” che non vogliono capire che stanno girando
attorno al problema ambiente, in ciò sostenuti da produttori e rivenditori
i quali hanno capito da tempo come spesso sia più facile vendere un cavo
da 2000 ? per “far suonare meglio” un impianto che non sostituire
apparati o trattare acusticamente l’ambiente. A proposito del volume di
Acustica consigliamo, anzi “esortiamo”, o meglio auspichiamo l’acquisto
del suddetto libro, con il molteplice scopo di risolvere problemi di impianto,
di leggere qualcosa di nuovo, e magari di sostenere Audion e la Demidoff, che
altrimenti dovrà occuparsi di impianti elettrici industriali per sbarcare
il lunario, visto che quelli sono più remunerativi dell’alta fedeltà...
Non ci si può fare una cultura chiedendo a destra e a manca come by-passare
problemi, occorre piuttosto avere le basi tecniche e conoscere l’argomento,
altrimenti resteremo dei naufraghi in mezzo al mare in balia delle onde, ovvero
dell’interlocutore di turno (spesso un ciarlatano).
Come appunto già detto nell’editoriale del numero 23, non esiste
attualmente una rivista cartacea che si occupi di hi fi valvolare. Innumerevoli
sono i siti Internet contenenti schemi e poco più. “Datemi uno
schema e fonderò una fabbrica di amplificatori e casse”, sembrano
proclamare molti, ma sarà così facile? Non occorrono piuttosto
un serio studio e molta competenza alle spalle? A giudicare da quello che è
accaduto nei dieci anni appena passati si direbbe di no: basta un tester per
riuscire a “costruire” ampli per poi venderli ad amici, parenti
ed ignari tapini, i quali se ne rimarranno con un “pacco” per tutta
la vita.
Comunque sia, siamo oramai arrivati al punto in cui l’interesse per il
settore hi fi si è praticamente esaurito, mentre quello per l’autocostruzione
si è totalmente azzerato. Ma forse l’autocostruzione semplicemente
si è azzerata perché in tutto il mondo non aveva fatto altro che
mettere “in pista” vecchi tecnici con esperienza di valvole (e non
di hi fi valvolare...), appassionati senza cognizioni tecniche che riuscivano
a mettere assieme un ampli spesso magari solo dopo 30 telefonate alla redazione
di Audion, o a qualche altro povero malcapitato. La maggior parte di questi
oggetti di hi fi ha costituito un vero e proprio mercato fra privati che però,
dato il numero esiguo di interessati, in poco tempo si è esaurito. Oltretutto
costruire dei valvolari costa e l’impiego di cattivi trasformatori di
uscita e di alimentazione fa sì che i risultati finali siano più
simili agli amplificatori per Chiesa della Geloso anni ’60 che non ad
ampli valvolari hi fi: non è difficile trovare ampli a semiconduttori
da poco prezzo con prestazioni migliori. In un certo periodo c’è
stato addirittura chi ha acquistato proprio due ampli Geloso per Chiesa, apprezzandone
le doti musicali; questo è un fenomeno che ha interessato particolarmente
certe zone d’Italia. Roba da ridere!!! Poi la grave crisi ha fatto il
resto: è avvilente sentire per telefono persone che “mendicano”
consulenze sulle 16 valvole da utilizzare per il l’ampli, facendoti credere
che poi le acquisteranno proprio da te (Demidoff) mentre le acquistano presso
il migliore offerente risparmiando pochi euro (tanto nel settore si viene a
sapere tutto...). Bene, si dirà che sono le leggi di mercato! È
vero, ma quando questi signori hanno successivamente problemi ritelefonano a
Demidoff, non al venditore che magari li ha “buggerati”, chiedendo
il perché una valvola diventa rossa, o il perché una resistenza
di griglia schermo si è bruciata. Insomma, mi pare che molti per due
euro riescono a perdere la faccia (o la testa?), oppure non hanno nemmeno i
soldi necessari ad acquistare le valvole di ricambio? Bene: allora che acquistino
ampli a transistori, che è meglio, lo abbiamo già detto più
volte da questo pulpito.
Un’altra constatazione lapalissiana è che non c’è
più un negozio dove ascoltare nulla; chiaramente spesso le richeste sono
le più assurde: c’è chi vorrebbe ascoltare addirittura le
testine per giradischi. È ovvio, il giochino è vecchio. Si va
da un rivenditore, lo si fa lavorare per ore ed ore per accontentare le richieste
più “ardite”, e infine si acquista l’oggetto deputato
dal migliore offerente, spesso dallo stesso rivenditore primario (che, ahimè,
si presta alla vendita al dettaglio...). È chiaro che alla fine certi
marchi scompaiono dai negozi. Attualmente è praticamente impossibile
ascoltare una certa “macchina da musica”, ed ovviamente il negoziante
seleziona marchi che non diano questi problemi.
Ok, ma andiamo avanti. Come molti sapranno con il numero 25 Audion terminerà
le sue uscite in cartaceo (salvo un notevole miglioramento delle cose... al
momento del tutto auspicabile), ma continuerà ad uscire su Internet con
cadenza “random”. Questa scelta non dipende da noi ma da Voi che
ci leggete, cari appassionati. Dopo l’appello del numero 23, ben pochi
sono stati gli acquisti di componenti, ampli o casse finite, anzi, per quello
che è stato venduto dobbiamo ringraziare semplici utilizzatori di impianti
hi fi che sono fuori “dal giro” della rivista; in altre parole,
gli abbonati di Audion non acquistano quasi per niente da Audion, di conseguenza,
essendo Audion da anni in perdita, la storia non può andare avanti così.
Sono tre anni che esiste Demidoff che vende qualsiasi tipo di componentistica
audio, ma forse ancora non si conosce questa possibilità?
Una rivista come Audion non avrebbe mai dovuto nascere se avessimo seguito dei
criteri commerciali. Una rivista che non esce in edicola può essere solo
quella di una associazione, ma con molti soci (non mi risulta che esistano associazioni
di appassionati hi fi, e se qualcuno avesse voglia di costituirne una lo invitiamo
volentieri a farlo). Se, appunto, invece si crea una rivista underground, è
praticamente quasi impossibile trovare poi la pubblicità, a meno di non
dichiarare 20.000 copie distribuite gratuitamente in abbonamento postale (opportunità
che recentemente l’ente poste ha eliminato); di conseguenza per la pubblicità
ci si affida al buon cuore di pochi, e quando questi pochi cominciano a scomparire
vuol dire che è il momento di lasciar perdere e dedicarsi al trekking,
che di sicuro è più salutare. I 25 numeri di Audion che rimarranno
sono unicamente il “frutto della passione” di Luciano Macrì,
che ha voluto pubblicare una rivista senza essere condizionato da nessuno e
dove poter scrivere, nel limite del possibile, quello che pensa: tutto questo
in libertà, senza condizionamenti di sorta, insomma tutto il contrario
di ciò che vuole la logica commerciale. Siamo infatti in un mondo dove
la maggior parte delle persone ti offre un caffè o un bicchiere di acqua
soltanto per ricevere in cambio un favore: beh, non vi sembra un pò poco
un caffè? Quale giro di affari avranno mai potuto veicolare i 25 numeri
di Audion e tutti i manuali di hi fi? Molti, anzi moltissimi. Quanto ha dato
ad Audion il settore? Veramente poco, per non dire niente. Molti piccoli commercianti
e bottegai sono così miopi che preferirebbero non esistesse la carta
stampata; forse così potrebbero fare gli imbonitori di piazza. E invece,
senza il supporto della divulgazione, senza mostre, senza meeting, senza la
“conoscenza” un settore è destinato a morire. La cultura
non paga chi la fa, ma il mondo riceve da essa una spinta formidabile. Non ci
si fa una cultura rompendo le scatoline a 1000 altre persone per capire quale
è il miglior cavo o la migliore cassa, ma solo apprendendo una metodologia,
riuscendo a farsi delle basi proprie. Chi di voi ha scelto la moglie o la fidanzata
chiedendo pareri altrui? Forse troppi!
Insomma, rileggetevi l’editoriale del numero 1 con il concetto di by-pass.
È spiacevole ammetterlo, ma non mi pare che la cultura tecnica sia migliorata
nel settore hi fi, anzi forse è peggiorata, se possibile, visto che molti
non inseguono l’obiettivo della riproduzione musicale più fedele
rispetto a quella dal vivo, ma solo le sensazioni più esaltanti. Che
un impianto debba dare delle sensazioni mi fa ridere!!! Le sensazioni le dà
la musica, se ben riprodotta, altrimenti è un falso, una patacca. Se
volete sensazioni forti non è forse meglio cercarle nelle donne, invece
di sostituire angosciati parti dell’impianto hi fi, valvole comprese?
Perché non sostituire la moglie o la fidanzata con una che dia più
stimoli? (Si chiamano amanti, avventure extraconiugali, ecc.).
Ma soprattutto andiamo ad ascoltare la musica dal vivo, cosa che sembra in disuso.
A Firenze il Maggio musicale 2003 spesso non è riuscito a fare più
di 150 persone, fra paganti e omaggi. Di queste 150 persone il 10% è
costituito da persone mediamente attestate tra i 20 ed i 40 anni, il 20% sono
super vecchietti, ed il restante 70% sono vecchietti e basta. Non che vada meglio
con il jazz: quest’anno, sempre a Firenze, il concerto di Fresu, Di Castri
e loro band al Teatro Puccini non è andato oltre i 500 spettatori (un
vero successo!!) A proposito, cosa aspettate ad acquistare i nostri due cd di
jazz? Forse non vi piacciono? Vorrei sapere quale musica vi piace... Forse la
musica dei cd test? Sono veramente buffi i nostri lettori, se fosse stato per
loro i nostri due cd sarebbero rimasti invenduti in magazzino, invece sono finiti
nei più importanti negozi di musica che vendono cd jazz ed acquistati
da persone con piccoli impianti che amano ascoltare la musica e non cambiare
i componenti dell’impianto.
Mah... Sempre a proposito del Maggio Fiorentino, finalmente sui giornali è
uscita la polemica di un direttore d’orchestra dichiarante l’acustica
del Teatro Comunale di Firenze assolutamente inadatta all’ascolto di musica:
mai nessuno se n’era accorto prima? I vecchi teatri fiorentini del ’700
- ’800 sono, dal punto di vista della qualità musicale, veramente
un’altra cosa: parlo del teatro Goldoni o del teatro Verdi, dove si ha
il piacere di ascoltare. Dicevo prima che il Teatro Comunale non è frequentato;
molti dicono che sia perché non c’è mai nulla di buono;
ma allora si fa come la volpe e l’uva, ovvero “quando il ciuco non
vuol bere è inutile che il padrone fischi” (vecchio proverbio contadino).
Siamo al “tutto caro”, un pò come libri e cd: ma il cd non
è caro, è semplicemente, come il libro, un oggetto che ha dei
costi iniziali alti e se non viene venduto in notevole quantità non è
possibile contenerne il prezzo. A riprova di ciò vediamo che i cd ed
i libri venduti in abbinamento con giornali e riviste, anche se spesso più
che obsoleti e poco interessanti, hanno comunque successo perché la tiratura
è altissima, pur se inversamente proporzionale alla qualità..
Di alcuni libri ne sono state vendute 2.000.000 di copie. Se un libro o un cd
fosse sempre vendibile in queste quantità il problema prezzo non esisterebbe.
Comunque il problema cd si sta risolvendo: i cantanti fanno concerti i cui biglietti
costano un prezzo elevato, e poi chi ci va conclude che sono stati soldi buttati
via giacchè non ha potuto ascoltare nè vedere quasi niente, sarebbe
stato meglio comprarsi il cd ed ascoltarselo a casa...; viceversa il problema
per i libri sussiste in quanto i volumi stanno in pratica scomparendo visto
che alla stragrande maggioranza delle persone non interessano più (tanto
c’è tutto su Internet...)
Un periodo storico simile al nostro si è chiamato MEDIOEVO qualche tempo
fa. O no?
Non vi chiedo di replicare, tanto da anni nessuno ha più neanche la voglia
di portare critiche costruttive, osservazioni, pareri, al massimo qualcuno può
cercare di distruggere un qualcosa o un qualcuno con maldicenze, malignità,
ecc. Di solito si raccoglie ciò che si semina. Attendiamo un nuovo Rinascimento:
per ora a Firenze il Sindaco ha iniziato a promettere un nuovo auditorium (speriamo
acusticamente perfetto). La squadra di calcio fiorentina è stata salvata,
speriamo che si salvi anche il teatro Comunale, ma sono scettico.
Qualcuno (pochi) sarà dispiaciuto per la rivista e si chiederà
cosa faremo in seguito.
L’attività editoriale continuerà più di prima: sono
già uscite le ristampe dei 5 volumi (versione integrale) di Paolo Viappiani,
oramai non più reperibili da molti anni; è uscito un bellissimo
libro sui microfoni, ed è uscito il libro sull’acustica dell’ambiente
di ascolto. Altri libri sono in lavorazione, anzi, se fra di voi qualcuno ha
delle proposte come autore si faccia pure avanti.
Continuiamo poi rafforzando la piccola produzione di oggetti finiti: il valvolare
integrato Il Putto, i finali monofonici , i preamplificatori , i filtri di rete,
il nuovo integrato Lo Sfizio , i diffusori Samoa, i diffusori Tahiti, ecc. Visto
che negli anni moltissimi appassionati ci hanno fatto un sacco di lodi, non
sarebbe ora il caso che acquistassero qualcuno di questi oggetti?
Al solito sono disponibili set di componenti e alcuni kit di livello elevato.
Altra novità è la presentazione ufficiale dei trasformatori Audion,
che equipaggiano tutti i nostri apparecchi finiti ed i kit, e sono disponibili
anche singolarmente.
Spesso, dopo una lunga dissertazione, si cerca una conclusione. L’avventura
di Audion, come tutte le storie, porta con se le due facce di una stessa medaglia:
dal punto di vista commerciale la massima perdita per il sottoscritto, dall’altro
la forte amicizia stretta con poche fidate persone, amicizia che va al di là
dell’alta fedeltà; in molti casi si è potuto conoscere l’estrema
povertà mentale di tanti uomini che per poche lire si vendono l’anima
che è l’unica cosa che li distingue dagli animali... Ah, dimenticavo:
grazie ad Audion ho avuto modo di calcare il grande palcoscenico dell’alta
fedeltà, cosa che, se all’inizio mi ha entusiasmato, alla fine
mi ha lasciato profondamente deluso.
Saluti a tutti, attendo vostre nuove.