Editoriale
di Audion numero 23
di
Luciano Macrì
Hi-Fi, se ci sei ancora, batti un colpo!
Ma Audion non
esce più? Qualcuno si è posto questa domanda e certamente a ragione.
Vediamo dunque di rispondergli.
L’interesse collettivo per l’alta fedeltà negli ultimi tempi
è drasticamente diminuito, in pratica azzerato. Si tratta della ciclica
crisi dell’alta fedeltà o questa è la volta decisiva? Se,
come molti hanno detto, dopo l’“Undici Settembre” c’è
stata una svolta nella vita di ognuno, probabilmente questa volta si tratta
proprio di un non ritorno. In verità, la vera grossa crisi è iniziata
molto tempo prima, ancor prima della guerra del Golfo che ha sancito a livello
mondiale la grossa crisi economica che, di fatto, ci ha condotto in una recessione
del tipo “1929”, che il mondo economico ha cercato di gestire, anche
con l’introduzione di tecnologie nuove e, ahimè, con la globalizzazione,
ma la lotta è dura e ancora in corso. Ma globalizzazione cosa significa?
Far lavorare le ditte indigene ad alti costi, magari solo perché rispettano
dure normative di sicurezza e antinquinamento, mentre nei paesi da dove poi
siamo costretti a comperare le cose per pagarle meno si lavora come si lavorava
da noi negli anni ‘50 e ’60, (senza niente togliere a quegli anni
che del resto hanno determinato il nostro “boom” economico), oppure
sfruttando in maniera brutale il lavoro dei bambini? È questa la globalizzazione?
Oppure globalizzazione significa avere la possibilità di acquistare un
oggetto da 50.000 lire di listino a 45.000 lire (o si dovrebbe dire Euro?) dopo
aver fatto 12 telefonate (pagate dal datore di lavoro...?) per trovare il prezzo,
e dopo aver telefonato ad altri 10 operatori nel tentativo di capire cosa effettivamente
acquistare?
Beh il quadro è tragico, ma purtroppo vero. Nella nostra bella Firenze
tutte le librerie storiche, o sono fallite, o sono state vendute per evitare
il fallimento, e quelle che sono fallite “furbescamente” non hanno
pagato i fornitori, che a loro volta, in alcuni casi, hanno dovuto chiudere.
La chiusura di molte ditte negli ultimi dieci anni è stata all’ordine
del giorno, soprattutto nel campo dell’editoria, (tanto normalmente trattasi
di S.r.l., con un amministratore responsabile che spesso risulta nullatenente
oppure impersonato dal classico vecchietto novantenne che vive in un pensionato
e gode di una pensione di 400.000 lire al mese, quindi anche in quel caso il
fallimento sarebbe “furbesco”!). Purtroppo anche lo Stato non ha
dato un buon esempio (vedi una tantum, contratti con i dipendenti non rispettati,
condoni d’ogni genere, bancarotte, ecc. ecc.).
Nell’editoria che riguarda l’alta fedeltà il fenomeno è
stato recentemente ancora più preoccupante, ed in alcuni casi i fallimenti
si sono succeduti senza magari che il lettore se ne fosse accorto. In effetti,
nel settore alta fedeltà non sono presenti grosse Case Editrici, anche
se, a dire il vero, proprio alla fine del 2001 un editore italiano piuttosto
in auge con riviste dedicate all’informatica ha dichiarato di voler uscire
con una nuova testata che produrrà la versione italiana della rivista
inglese che vende il più alto numero di copie in Inghilterra. Sono state
promesse tirature da 100.000 copie, distribuite nelle edicole italiane!! Considerando
che si reputa che la maggior parte delle riviste italiane del settore arrivi
a vendere in edicola attorno alle 10.000 copie al mese, si può capire
la portata di questa operazione. Certo è che questo editore sta sondando
il mercato proponendo contratti pubblicitari legati ai primi tre numeri della
rivista che gli permetterebbero l’approvvigionamento dell’ossigeno
necessario per partire; in caso di sondaggio dall’esito negativo probabilmente
la suddetta rivista non si vedrà mai comparire in edicola. Noi speriamo
che se la cavino, naturalmente. Si tratta comunque di una rivista dal taglio
classico, ovvero commerciale, l’unico taglio che rappresenti una possibilità
di esistenza per un periodico. Infatti, tutte le riviste che troviamo in edicola
si reggono sugli introiti pubblicitari e non certo sull’incasso delle
copie vendute. Proprio per questo, le riviste che non risultano essere distribuite
in edicola, in pratica, hanno introiti pubblicitari ridicoli. Questo perché
il numero di copie vendute risulta molto basso, anche se poi certe riviste,
come la nostra, “underground “ o di “nicchia” influenzano
la realtà economica molto di più di quanto si possa pensare.
Che l’interesse per l’alta fedeltà, soprattutto high end,
sia in fase nettamente calante lo dimostra anche la cessazione ormai da tre
anni (questo la dice lunga sui tempi...) della pubblicazione dell’americana
“Sound Practices”, la quale, vendendo in tutto il mondo circa 7000
copie, non riusciva più a sbarcare il lunario; oppure l’interruzione
delle pubblicazioni edite da Audio Amateur e che erano: “Glass Audio”,
dedicata al valvolare, “Speaker Builder”, dedicata ai diffusori
e “Audio Electronics”, la più generica. Tutte e tre le testate
hanno interrotto la pubblicazione e al grido di “tutti per uno, uno per
tutti!” (Dumas docet ...) è nata al loro posto “Xpress”
(titolo molto “global-tecno”). Anche la rivista americana “Valve”
ha interrotto la sua uscita. Non dimentichiamoci inoltre che la leggendaria
“Audiophile” francese delle edizioni Frequence è già
chiusa da tempo. Insomma, per le riviste di alto contenuto non c’è
più spazio e non è più possibile reggere le loro testate:
evidentemente ai più interessano riviste dal contenuto commerciale, tutte
titoli e poco contenuto, che si possano reperire dappertutto in edicola (le
edicole italiane sono circa 40.000). Bene, anzi, male, perché il fatto
che le riviste vadano male, anzi siano in uno stato pietoso, non deve rendere
felici i soliti denigratori, perché ciò è indice del fatto
che tutto il mercato va male: basti pensare al mercato degli altoparlanti che
di fatto è stato abbandonato da parte di alcuni dei più importanti
costruttori, con conseguente innalzamento dei prezzi dei pochi altoparlanti
di qualità ancora in giro. Un esempio lo offre la Dynaudio che ha portato
gli altoparlanti utilizzati nei nostri mitici “Sensibilità da monotriodo”
dal prezzo di 2.500.000 di lire a quello di 4.100.000 di lire, ovvero 2118 Euro
circa. E’anche vero che i diffusori commerciali, anche quelli con marchi
noti, altisonanti e mitici, nonché storici, attualmente, per contenere
i prezzi, utilizzano componenti di origine cinese. In altre parole, l’alta
qualità costa sempre di più e quella medio bassa sempre di meno
(.. ma non ci sembra di aver scoperto l’acqua calda ..)
In questa situazione il prezzo di copertina di Audion è passato, per
il momento, a 10 Euro (basta con i prezzi in lire, adeguamoci ..), mentre gli
arretrati si possono avere per 12,90 Euro; anche il prezzo dei libri è
aumentato, visto che alcuni erano fermi da circa dieci anni al medesimo prezzo;
è stato inoltre, ahimè, eliminato lo sconto agli Abbonati. Audion
proseguirà le sue pubblicazioni sicuramente sino al n. 25, poi vedremo
.... Abbiamo assistito nelle ultime edizioni del Top Audio alla sua “trasformazione”
in “Top Audio Video” (..e chi più ne ha ..), che ha accolto
tv, proiettori, e quant’altro in modo da evitare a molti importatori e
operatori di dover chiudere bottega. Non dimentichiamoci che il Top Audio nacque
quando l’alta fedeltà, destinata al grande pubblicò, per
un attimo vacillò: negli anni 70-80 a Milano esisteva, infatti, il SIM,
e a Firenze si teneva il RIAF, mostre queste destinate ad un vasto pubblico.
Il Top Audio nacque quindi per spingere la hi fi - high end, e così facendo
forse siamo andati sempre più allontanandoci dal grande pubblico. Siamo
arrivati quindi ad apparecchi dal costo paragonabile a quello di una Ferrari,
e addio pubblico della Punto... Così facendo, non essendoci nell’alta
fedeltà la Formula 1 con il suo giro miliardario di sponsor e belle donne,
la gente comune ha finito per allontanarsi sia dalla high end che dall’audio
in generale. In questo contesto, allora, non mi pare che nessun evento o tentativo
di creare interesse con mostre che esasperino ancor più il divario fra
gli utenti “normali” ed i cosiddetti “audiofili” (quelli
che finiscono con il passare il tempo a sentire le differenze fra le varie marche
di valvole o fra i cavi più disparati, finendo così di fatto per
ascoltare fatto sempre i soliti tre cd di riferimento, altro che audiofili ...)
abbia motivo d’essere. È inutile presentare oggetti spesso ingestibili,
o dal design esclusivo, o quant’altro: la maggior parte di noi poi a casa
deve fare i conti con una moglie.... Credo così che ci siamo infilati
in un vicolo cieco. Occorre ricreare una cultura musicale, un’abitudine
alla musica suonata bene, di qualsiasi genere trattasi: è inutile trovare
il nostro cd preferito ad un prezzo irrisorio se poi quando lo ascoltiamo e
come se ascoltassimo una radio che suona dall’appartamento del vicino...
Quanti appassionati di hi fi ascoltano musica dal vivo, vanno ai concerti, ascoltano
solo registrazioni impeccabili? Le nostre nuove generazioni sanno cosa è
l’alta fedeltà? La musica che ascoltano è quella che proviene
dal telefonino o, nella migliore delle ipotesi, quella che “tirano giù”
da internet, altro “global-simbol”. Insomma, proprio chi si dichiara
appassionato di hi fi di fatto non permette, negli ultimi tempi, ai vari operatori
di campare: ognuno può vedere con i suoi occhi cosa ci attende in un
negozio hi fi. Alcuni negozi sono diventati un mercatino dell’usato, altri
sono ormai rivenditori tv, in pratica risulta impossibile andare avanti trattando
solo audio. A questo si aggiunga la valanga di falsi clienti che vorrebbero
passare pomeriggi interi in un negozio ed ascoltare apparecchi su apparecchi,
naturalmente con l’assistenza tecnica e la consulenza del negoziante,
al fine di comprare il nulla più assoluto, oppure, meglio, chiedono prezzi,
sconti, propongono rese improponibili degli apparecchi più vari (lavatrici
comprese) per finire, al solito, per non farne di niente. Molti addirittura
chiedono gli apparecchi in prova a casa. E poi cosa vogliono? Due uova? Di tutto
questo i negozianti sono stufi da tempo, tanto che se qualcuno chiede consulenza
(quella che molti clienti definiscono “un consiglio”) o vuol provare
un apparecchio, gli viene richiesta, giustamente, una tariffa: a questa parola
magica, il più delle volte il postulante si dilegua. Inoltre ultimamente
è diventato impossibile vendere un apparecchio anche dopo ore e ore di
consulenza. L’appassionato riesce, magari con il solito telefono dall’ufficio,
a trovare l’apparecchio che ha deciso di acquistare (grazie all’operatore
che lo ha seguito e consigliato) ad un prezzo molto (o poco) più basso
presso un negoziante distante 700 Km e che non ha passato neanche un minuto
della sua esistenza per seguire il (consentitemelo) rompiscatole... Se poi si
chiedono spiegazioni all’importatore che è in grado di fornire
il medesimo apparecchio a rivenditori diversi con prezzi diversi, può
accadere di sentirsi dire che in quella parte d’Italia i prezzi sono più
bassi e che non ci si può fare nulla. Bene, ok, viva la concorrenza alla
faccia della globalizzazione secondo la quale lo stesso oggetto dovrebbe costare
l’equivalente sia in Europa che, che ne so, in Nepal! Esiste anche una
normativa europea, e non ritengo comunque che questa politica sia giusta e gli
effetti si vedono. “No Martini? No party”. Alla fine, non è
meglio acquistare il compatto da 400.000 lire? Tanto poi se ci suono il cd “replica”
che mi cambia?
Tutte queste considerazioni vi faranno capire come mai la nostra Demidoff abbia
cambiato un pò rotta, dedicandosi alla vendita per corrispondenza di
componenti audio, progettando in proprio i trasformatori audio, fornendo consulenze
audio a pagamento, iniziando una attività discografica che è stata
apprezzata dagli appassionati di hi fi non più di tanto (ma che, in compenso,
ci ha riservato enormi soddisfazioni dal momento che i nostri due cd Audion
Recordings sono comparsi nei migliori negozi di jazz, italiani e non). Pur essendo
anche il settore discografico in crisi nera, grazie ad un mercato più
ampio di quello dell’alta fedeltà offre, se non altro, maggiori
gratificazioni.
CONCLUDIAMO INVITANDO TUTTI I NS LETTORI AD ACQUISTARE COMPONENTISTICA E KIT
DI APPARECCHIATURE PRESSO DI NOI: solo con qualche maggiore introito si potrà
tenere in vita la carta stampata, altrimenti la nostra attività dovrà
rivolgersi ad altri versanti (il che risulta facile: basta iniziare a fare installazioni
elettriche!). Ricordiamo a tutti CHE SIAMO RIVENDITORI AUTORIZZATI DIGITEX e
dunque siamo in grado di fornire in pratica qualsiasi componente audio voi cerchiate,
apparecchiature audio comprese. Non cercateci solo per consigli, non possiamo
fornire consulenza gratuita solamente, lo abbiamo fatto già per anni,
troppi....
Un’ultima cosa: Audion ha provato, per l’ennesima volta, a chiedere
inserzioni pubblicitarie alla quasi totalità dei distributori e importatori
hi fi sul nostro territorio, ma il tentativo è risultato pressoché
nullo. Forse gli interpellati non hanno una lira? Non si possono permettere
di spendere neppure per l’inserzione minima, che costa il minimo? Va bene
che siamo passati all’Euro, e dunque “non c’è più
una lira”.... , ma insomma....
Auguri e, ... buone vendite.