Editoriale di Audion numero 21
di Luciano Macrì
Insana passione!

Negli ultimi anni sembra che si sia sviluppata, più che la moda degli amplificatori a valvole, la “mania” della sostituzione dei tubi, praticamente inesistente fino a dieci anni fa.
Pensavo che l’articolo sulle valvole audio pubblicato su Suono (e successivamente anche sul sito Internet di Audion www.audion.net) avesse, per così dire, fatto luce sull’argomento valvole e soprattutto su quelle d’epoca. Purtroppo bisogna sempre fare i conti con l’oste giacché le riviste di alta fedeltà oggigiorno non sono molto diffuse e, soprattutto, pare che nessuno le legga più, nel senso che i pochi che le acquistano invece di leggerle le sfogliano, guardano solo le figure, un po’ come i bambini, così che c’è ancora chi confonde un articolo con una inserzione. Questa purtroppo è la situazione attuale: una grande “ignoranza”, nel senso latino del termine. Pensiamo perciò di fare ancora qualche precisazione sulle valvole N.O.S. (new old stock), ovvero nuove ma d’epoca. Queste sono in pratica introvabili e sono diventate delle rarità, collocandosi sul mercato come veri e propri pezzi di antiquariato. In Toscana ci ricordiamo tutti del tempo (anni ‘70) in cui i contadini scambiavano le loro vecchie madie in legno con un mobile nuovo in formica. Provate adesso a cercare una madia toscana: ammesso che la troviate, la paghereste non meno di 5.000.000 di lire. Chiaro? Nonostante ciò, ancora oggi, a circa dieci anni dall’inizio del revival valvolare, gli appassionati sono alla ricerca di valvole d’epoca, come le EL34 Telefunken, Mullard, Philips made in England (cioè Mullard, giacché la Mullard inglese fu acquistata dalla Philips), Siemens, oppure KT66 GEC, KT77 GEC, ECC83 Mullard, e via di seguito, e magari a cifre irrisorie! Cosa dire di quelli che cercano le ECC83 RCA con il getter collocato al centro, che suonano, a loro giudizio, troppo meglio rispetto al tipo normale! Alla fine, tutto sommato, è più facile vincere al Superenalotto che trovare tubi N.O.S. a due lire.
Quello che non si riesce a capire sono gli appassionati che, avendo acquistato push pull commerciali di qualità non eccelsa (la maggioranza), cercano disperatamente di sostituire le valvole impiegate: il problema qualitativo non sta solo nei tubi, bensì sicuramente in una progettazione globale.
A proposito di EL34, vogliamo dire che la maggior parte delle EL34 N.O.S. sono un mezzo bidone e quasi sempre chi le vende lo sa benissimo ma, o fa finta di non saperlo, oppure annaspa in mezzo a un mare di ignoranza (questa volta non nel senso latino del termine, poiché ritengo che un venditore debba sempre conoscere ciò che vende). Girano ancora molte EL34 versione slim che, al contrario della versione originale a bulbo grosso (brevetto Philips, ormai tecnologicamente scaduto da tempo), sono state costruite in gran quantità nei paesi dell’est, più arretrati, dunque sono di qualità peggiore e con durata nettamente inferiore. In fondo, sono dei mezzi falsi che erano giustificati quando tutto andava bene e contava solo il prezzo, cioè nel periodo in cui i tubi termoionici erano in abbandono ed i costruttori fornivano solo ricambi. Le false EL34 sono quelle commercializzate a suo tempo sotto i marchi Telefunken, AEG (si, quelle impiegate sugli amplificatori attuali), Siemens, National (cioè Richardson). Questi tubi vennero costruiti tutti nella Germania est, dove erano state spostate le linee di produzione dei tubi prodotti nella Germania ovest. Si trattava della versione slim, più stretta, con caratteristiche tecniche ovviamente più scadenti, ma prezzi notevolmente più abbordabili. In sostanza abbiamo a che fare con una EL34, grosso modo tipo la Sovtek (anzi, chissà che le apparecchiature che producono queste ultime non siano le medesime che producevano le EL34 Telefunken slim!). Dunque, il valore delle EL34 di tipo slim è più o meno uguale a quello delle EL34 Sovtek, e solo le EL34 a bulbo grosso sono le vere originali che valgono qualcosa come qualità costruttiva, come durata nel tempo e come qualità musicale.
Pur essendo molto rare, le EL34 Philips e Mullard (che, nel caso delle Philips made in England, sono la stessa cosa) ogni tanto è possibile reperirne qualcuna, naturalmente a prezzi “di mercato” (ammesso che esita un vero e proprio mercato). Si tratta oramai di vere e proprie rarità ed il loro prezzo non può essere che molto alto. Anzi, attenzione: grazie al cambio sfavorevole con il dollaro, prezzi in ascesa!
Parliamo allora di KT66 GEC; queste risultano impiegate sul glorioso Quad II e su altri apparecchi d’epoca osannati. Il Quad II ancora oggi sopravvive in migliaia di esemplari e, di conseguenza, anche il prezzo della KT66 originale è in continua ascesa, a partire da una base molto alta.Non diamo intenzionalmente i prezzi per non provocare una ulteriore corsa al rialzo.
E cosa dire della KT88 GEC o Gold Lion? Prezzi da lasciare perdere, meglio decidere di acquistare una pelliccia alla moglie!
E le 7591A dove le mettete? Indubbiamente costano più le valvole dell’apparecchio che le utilizza, e cioè i vari Fisher, Scott, ecc. Quando se ne trova qualcuna occorre stipulare un mutuo; di questa valvola oltretutto non esistono equivalenze sensate. In questi casi, meglio vendersi il finale che cambiare le valvole, così come è assolutamente sconsigliabile acquistare i primi finali costruiti da Mike Sander, cioè i Quick Silver, utilizzanti le 8417: magnifiche valvole oramai introvabili, soprattutto le Philips made in USA originalmente utilizzate.
Attenzione: oltretutto le valvole dovrebbero essere selezionate, ma selezionate sul circuito stesso. Occhio alle selezioni simulate, ed anche al fatto che le caratteristiche elettriche nelle valvole di qualità non eccelsa variano in tempi brevi, quindi, dopo poco, è tutto da rifare!! Situazione tragica per i finaloni Counterpoint utilizzanti le 6FL6: lasciateli ai loro proprietari. Lo stesso vale per gli amplificatori Jadis con un treno di valvole KT88: se volete utilizzarli rassegnatevi ad impiegare 6550 di origine russa, accontentandovi di quello che viene fuori (anche se, a mio modesto parere, mettere d’accordo tante valvole assieme è come mettere d’accordo i parlamentari!).
Insomma, le valvole di qualità costano un pò più di una pizza. Chi non vuole, o non può, destinare un budget elevato alla hi fi deve NECESSARIAMENTE UTILIZZARE ELETTRONICHE CON SEMICONDUTTORI! CHIARO?
Dire “elettroniche valvolari” equivale a dire “costi elevati”, soprattutto se si impiegano tubi di qualità. Le 300B Western Electric originalmente impiegate negli amplificatori per cinema hanno una vita lunghissima e dopo 30 anni di duro lavoro sono come nuove, in perfetta efficienza. Si può dire la stessa cosa della replica? Oltretutto, la proverbiale serietà americana è ormai solo un lontano ricordo. In genere la qualità del prodotto americano (sicuramente a causa degli alti costi del lavoro in quel paese) è piuttosto scadente e la proverbiale gentilezza degli americani è una regola solo nel caso in cui si sia dei buoni clienti, ma anche qui non è sempre detto… Se provate a contattare la Western Electric non vi arriva nessuna risposta, a meno che non ordiniate 100 coppie di WE300B WE! Non si capisce cosa ci stia a fare il loro sito web. La stessa cosa accadrà se vi provate a contattare la Svetlana, che anzi, pur strombazzando ai quattro venti un servizio di consulenza eccezionale, al minimo quesito tecnico riguardante i loro tubi e che sia per loro imbarazzante, fanno finta di non ricevere email o fax alcuno. Questo è accaduto anche ad un lettore fiorentino che stava mettendo in piedi un progetto con le Svetlana 811/ 3-10-ecc; ad una sua richiesta tecnica imbarazzante nessuna risposta. Pare che le ditte americane in questi ultimi tempi rispondano solo se si ordina loro una gran quantità di materiale, oppure se si scrivono articoli osannando i loro prodotti.
La situazione tubi elettronici risente tanto della forte recessione economica nella quale ci troviamo, così che i prodotti messi in commercio devono avere un prezzo basso: in pratica, circa 30-40.000 lire per una EL34 e circa 50.000 per una KT88. A questi prezzi non è assolutamente possibile produrre niente di buono e la forsennata e disperata ricerca della EL34 che costa due lire, che magari è un clone della Mullard originale, è realtà solo nella pubblicità immaginaria dei sogni dell’audiofilo!
Perciò è bene impiegare tubi di qualità solo se l’elettronica che la deve utilizzare se lo merita. Molto spesso negli ultimi anni, a causa della notevolissima recessione economica nella quale tutto il mondo è crollato, si realizzano elettroniche valvolari dove, a fronte di un prezzo non molto elevato, si riscontra una qualità pessima, magari ben mascherata dal pezzo di legno che rifinisce il telaio. Ma più che i pezzi di legno, sono importanti i trasformatori di uscita, la componentistica e le valvole, oppure un buo progetto messo a punto da un “vero” progettista. Due più due fa sempre quattro, a meno che non si voglia dimostrare il contrario e, soprattutto, che ci sia qualcuno disposto a credere il contrario. Incredibile ma vero, è stato prodotto un amplificatore valvolare con un push pull di EL34 che non utilizza zoccoli per le valvole finali; si tratta, naturalmente, di un integrato linea fono: il bello è che i recensori delle riviste hi fi non fanno una piega quando recensiscono questi apparecchi, ed anche i negozianti fanno finta di niente. A questo punto io direi che sarebbe meglio un amplificatore valvolare senza le valvole! Solo quando vengono recensiti apparecchi veri, artigianali, si spacca il capello in quattro, ma parlando di un marchio che fa tanta pubblicità non si dirà mai niente di negativo.
Ma torniamo alle valvole d’epoca: l’inserimento di tubi originali d’epoca su apparecchi quali Marantz 8 - 9, Mac Hintosh MC275 nuove edizioni, è un’ottima idea, a patto di non essere “tirchi” e “tirati”. Nessuno si reca dagli antiquari di Via Maggio a Firenze cercando mobili del ‘600 al prezzo di un armadio in truciolare, dunque non si capisce perché ci siano folle di “rompiscatole” che lo fanno con le valvole d’epoca.
Quando avete apparecchi che presentano dei limiti, come molti di quelli costruiti in serie economica (quelli normalmente diffusi, quindi), lasciate perdere e passate a qualcosa di più serio, e se esistono problemi di costo, passate ai semiconduttori.
È inutile ostinarsi a cambiare una finale su un amplificatore single ended di 300B che utilizza un trasformatore per push pull di EL34 (naturalmente e ovviamente per problemi di risparmio). Cambiate amplificatore, costruitevi o fatevi costruire (da un ARTIGIANO SERIO) un ampli come si deve.
Non fatevi prendere in giro da chi spaccia EL34 AEG come originali d’epoca, poiché non possono esserlo essendo state costruite tutte nella ex Germania dell’est sotto mentite spoglie. Questi tubi si riconoscono perché, come già detto, hanno il bulbo più piccolo, “slim”: valgono poco e non sono da annoverarsi fra le EL34 d’epoca. Attenti soprattutto agli esperti con la faccia da bravuomo, che vi vogliono vendere due coppie di EL34 Telefunken: loro sanno benissimo che sono dei falsi, e voi vi prendete il classico “pacco”.
Concludiamo con una nota finale legata alla speranza che le industrie dell’Europa dell’est, possedendo sufficiente conoscenza nella fabbricazione dei tubi elettronici, possano riuscire, come pare stiano facendo, a produrre tubi di elevata qualità ad un prezzo medio alto. Sto naturalmente parlando della fabbrica KR Enterpreise, della Vaic, della JJ e della gloriosa EI che ci auguriamo riesca a riprendere a pieno ritmo la produzione. Ma soprattutto speriamo in un miglioramento delle condizioni economiche, altrimenti tutti i buoni propositi sono accantonati e ci si deve accontentare di surrogati e cloni.
Attenzione ad un’altra cosa molto importante: purtroppo, spesso, la musicalità e la robustezza non vanno d’accordo. A buon intenditor, poche parole…
Concludiamo ricordando che la fabbricazione dei tubi elettronici richiede un notevole “Know How” e, soprattutto, occorre conoscere bene tutti i parametri che portano ad ottenere una buona robustezza meccanica assieme ad una elevata qualità musicale.
Una cosa è abbastanza sicura: al solito sono gli Inglesi che, da sempre, sanno dare al mondo le valvole più musicali. Molti paesi hanno costruito dispositivi molto robusti, ben adatti per impiego in corrente continua, ma non concepiti per uso audio. D’altronde, in Russia e nei paesi dell’est in genere, la riproduzione musicale di qualità mediante impianti hi fi non sembra abbia mai avuto possibilità di sviluppo, visto il forte isolamento e la povertà in cui si trovavano tali paesi. Questa però non deve essere una preclusione al fatto che ai giorni nostri non riescano a produrre ottimi tubi audio, e, a nostro avviso, ciò sarà sempre più possibile solo se i costruttori riusciranno a miscelare l’amore per il business e quello per la riproduzione di alta fedeltà: è questo, forse, il problema più difficile da risolvere.
Segnaliamo ai lettori che altri articoli sui tubi elettronici sono reperibili su AUDION ON LINE, la rivista telematica che potete trovare su www.audion.net. In particolare segnaliamo la prova ed il confronto fra le 330B attualmente disponibili sul mercato.