Editoriale
di Audion numero 20
di
Luciano Macrì
Demidoff "fatti, non parole".
Scrivere un editoriale sull’alta fedeltà sta diventando sempre più difficile in quanto si ha l’impressione di essere entrati in un mondo, quello del 2000, sempre più duro e con uno scadimento culturale preoccupante. Cionostante, la piccola Audion va avanti e proprio con il 2000 sono arrivate molte novità.
La prima, la più importante, è costituita dal fatto che la rivista, e tutte le pubblicazioni di elettronica e non, saranno d’ora in poi gestite dalle edizioni Demidoff, e con il motto “Fatti non parole”. La scelta del nome Demidoff deriva dal fascino ispirato da questa famiglia ricchissima (di origine russa), un ramo della quale si stabilì a Firenze nel 1800 e partecipò attivamente alla vita economico culturale della città. Ma l’affascinante storia di questa famiglia potrete leggerla sul volume “Il principato fiorentino dei Demidoff”, del quale potrete trovare recensione proprio su questo numero di Audion.
Dunque, il motto di questa casata, “Fatti non parole”, diventerà senz’altro il motto di Audion, se già non lo era visto che è proprio di fatti che ha sempre vissuto. I progetti delle edizioni Demidoff spaziano nei campi più differenti, a partire dalla produzione musicale, e a tale riguardo ecco comparire i primi due CD di musica jazz: il primo con pezzi pubblicati in Italia nel dopoguerra e da noi recuperati e restaurati con un lavoro “certosino”; il secondo CD realizzato con una registrazione dal vivo, effettuata nella Enoteca Italiana situata nella fortezza di Siena in occasione dell’ultima edizione di Siena Jazz (datata quindi luglio 1999), e i cui protagonisti sono nientemeno che Paolo Fresu e Furio Di Castri, ben noti agli amanti del jazz italiano, e non solo.
Oltre alle edizioni musicali, la Demidoff si occuperà della vendita per corrispondenza di componentistica audio da impiegarsi per la costruzione dei progetti pubblicati su Audion e sui manuali di elettronica della Progetto editoriale Luciano Macrì. Oltre alla componentistica sciolta, la Demidoff veicolerà mediante Audion anche la vendita di oggetti finiti. Questo tipo di impostazione è stata ritenuta necessaria in quanto non ha senso alcuno continuare la pubblicazione di una rivista ad alto contenuto culturale, quale è Audion, sulla quale nessuno, o quasi, vuole investire in pubblicità adducendo al fatto che non ci sia ritorno (questo perché la tiratura è bassa? non si capisce), senza che la rivista stessa riesca ad ottenere un ritorno commerciale che le permetta di andare avanti. Dunque, o Audion diventa una fondazione con qualcuno disposto a pagare tutti i costi reali, oppure ci si deve mettere nelle condizioni migliori affinchè a beneficiare dei ritorni economici dei suoi articoli siano, in via diretta Audion stessa, in via indiretta tutti quelli che malgrado tutto ci hanno sempre sostenuto fino ad ora e che, a ragione, pretendono di non essere lasciati. Questa rivista, assieme alla manualistica di corredo, ha smosso, sia in Italia che all’estero, un fatturato di svariati miliardi dalla sua nascita ad oggi, ma gli sono ritornate solo le briciole; perciò occorre un’inversione di rotta decisa. In fondo, anche Nuova Elettronica ha capito da tempo che una rivista di autocostruzione per reggersi in piedi deve affidarsi alle proprie gambe e non agli inserzionisti pubblicitari: infatti le inserzioni pubblicitarie sono pressochè assenti sulle pagine di quella rivista, in quanto molto costose, ma in compenso è veramente difficile che i componenti per la realizzazione dei suoi progetti siano venduti da altri al di fuori dell’organizzazione di Nuova Elettronica.
Dunque, dall’anno 2000 inversione di rotta, con tariffe pubblicitarie più elevate, visto che le poche inserzioni attuali sono ridicole e che siamo stanchi di dover rincorrere “dieci lire” di pubblicità: in fondo, meno pubblicità è contenuta in una rivista, e meno risultano le “pressioni” (nel nostro caso inutili comunque).
Un’altra considerazione: l’alta fedeltà appare oramai moribonda, perciò è facile che rimanga intorno ad essa solo un piccolo numero di veri appassionati; dunque la classica commercializzazione sinora in vigore (leggi distribuzione in edicola) sta saltando in quanto l’alta fedeltà, come del resto l’elettronica e la fotografia, sono oramai ridotte “all’osso” ed il futuro starà proprio nella distribuzione in abbonamento. E’ un dato di fatto che da tempo anche in Italia ci stiamo orientando verso acquisti da casa, su catalogo: e così faremo per qualsiasi cosa, anche per le nostre letture.
Da tutte queste considerazioni si evince che d’ora in poi cercheremo, per quanto ci riguarda e se sarà possibile, una strada nuova che permetta ad Audion di sopravvivere senza interrogarsi più sulle vicende che ci stanno attorno. Il nostro amico “Mario” dice che gli appassionati audio hanno perso la fiducia nelle riviste hi fi ed è dunque per questo che sono in crisi; io dico che le classiche riviste di alta fedeltà che si trovano in edicola esistono esclusivamente fino a quando esistono le inserzioni pubblicitarie, altrimenti la rivista chiude oppure, se è nuova, non esce neanche. Quando il pubblico si lamenta per i costi alti, per questo e per quello, siamo ad un passo dalla fine. Nel corso di questi anni abbiamo ricevuto centinaia e centinaia di telefonate di appassionati che raccontavano che non si trovavano bene con i negozianti di hi fi, e con questo in pratica chiedevano consulenza gratuita a noi, in quanto chiedere un parere ad un esperto è una consulenza bella e buona; oltretutto per telefono (dell’ufficio, e dunque gratuito anche quello!). Provate a chiedere un parere telefonico ad un avvocato!! Tutti questi appassionati si lamentano dei negozianti, si lamentano dei negozi, si lamentano dei vari guru. Ma non sarebbe meglio se prendessero dei libri e se studiassero una volta per tutte le cose e si facessero delle convinzioni “proprie”? Oltretutto spesso un appassionato pretende che un negoziante gratuitamente sia disponibile per ore ed ore per fargli ascoltare apparecchi su apparecchi; naturalmente l’appassionato poi telefona, sempre dall’ufficio, in tutta Italia e magari acquista dal negozio a 500 Km che gli concede uno sconto del 25%! Bravi, così sono tutti bravi! E questo non è un mondo di furbi? Dico un mondo in quanto di questa problematica ne soffrono in tutto il mondo, anche negli U.S.A. accade così, tant’è vero che Audio Classics espone sul suo sito Internet proprio questo problema tragico. Ad aggiungere confusione si mettono poi anche gli importatori che non riescono ad tenere un vero prezzo di listino ufficiale al netto degli sconti, che a nostro parere non dovrebbero esistere (altrimenti non si saprà mai se un apparecchio è da 5.000.000 di lire oppure da 3.500.000). Di questo genere di problemi se ne occupava già Suono negli anni ‘80, basta solo che andiate a rileggervi gli arretrati. Evidentemente, quando la domanda crolla i prezzi vanno giù e ne segue una deregulation sino alla chiusura totale del commercio di quegli oggetti, che vanno in crisi. Consideriamo inoltre che gli apparecchi di prezzo fino ad un milione sono in vendita nei grandi centri e che per prezzi superiori occorre recarsi in negozio, dove i negozianti sono stufi di offrire consulenze gratuite (tanto è vero che molti negozi effettuano delle prove a casa del cliente a tariffe professionali fissate).
Da tutte queste considerazioni amare ne risulta che una rivista come Audion ,di divulgazione tecnica, ha vita difficile proprio perché c’è una parte dei lettori vi cerca le nozioni e le opportunità per aprire una attività di costruttore, di venditore ecc., e farà di tutto per rinnegarla una volta cresciuto un po’; c’è un’altra parte di lettori che vuole costruirsi qualcosa perché intenzionata a risparmiare a tutti i costi, cosicché poi le soddisfazioni saranno basse sia per la rivista che per il lettore. Gli addetti ai lavori odiano una pubblicazione come Audion perché, come i monaci de “Il nome della rosa”, non vogliono che sia fatta opera di divulgazione e desidererebbero rimanere i soli depositari del sapere; in conclusione rimane una piccola schiera di lettori sinceri e con mentalità aperta alla discussione e alla verità, tanto difficile da trovare. Per questi pochi lettori una rivista come Audion va avanti, ma forse in fondo Audion va avanti perchè esiste un gruppo di appassionati i quali, liberi da condizionamenti, vogliono continuare ad esprimere le proprie idee, il loro credo, ancora liberi da ogni gioco.
Dedichiamo due parole per informare i nostri lettori che è nata un’altra rivista curata delle edizioni Demidoff: si tratta di AUDION on line, ovvero Audion su Internet. Abbiamo deciso di creare questa seconda testata in quanto riteniamo che l’attuale diffusione di questo sistema ci permetta di rispondere prontamente ai molti torti ed alle molte furbizie messe in atto da chi desidererebbe il soffocamento della voce Audion. Attraverso la rete crediamo che Audion possa crescere e la sua voce non sarà relegata ai limiti della distribuzione cartacea. Attualmente la rivista AUDION on line e contiene sia articoli tratti dal supporto cartaceo già pubblicato, che articoli originali mai pubblicati. Per ora la rivista è gratuita, anche se il costo per la stesura della stessa non è indifferente: perciò saremo grati a chi vorrà sostenere lo sforzo economico inviando una somma di lire 50.000 a titolo di abbonamento AUDION on line per l’anno 2001.