Editoriale di Audion numero 14
di Stefano Bevacqua
Autocostruzione, alzati e cammina

Con il ritardo che ci contraddistingue, e ci mortifica anche un poco, dedichiamo l'editoriale di questo numero di Audion al Roma Audio Show, la "fiera" dell' alta fedeltà che si è tenuta alla fine di Febbraio nella Capitale.
Nato per essere piccolo, fratellino minore del mitico Top Audio milanese, il Roma Audio Show è cresciuto piano piano, fino a diventare l'altra grande scadenza annuale del settore. Molti, anche troppi, vista l' esiguità degli spazi, i visitatori; molti anche gli espositori, tra i quali si è potuta misurare una considerevole differenza rispetto al passato. il fatto, cioè, che mentre i grandi distributori di prodotti alta fedelta' si sono visti a Roma quasi di sfuggita, con salette d'ascolto quattro volte più piccole di quelle scelte per il Top Audio milanese, molti piccoli costruttori e distributori, negozi di componentistica e riviste di autocostruzione, Audion compresa, hanno occupato uno spazio rilevante.
Qualche cosa sta cambiando, insomma. Senza lasciarsi prendere da facili quanto deleteri entusiasmi, verrebbe voglia di dire che il desiderio delle persone di ascoltare musica nelle migliori condizioni sia molto cresciuto (altrimenti che ci
venivano a fare tutti quei curiosi al Roma Audio Show?), che con esso sia cresciuta anche l'attenzione verso il mondo dell' aut()costruzio ne e che con quest'ultima si sia almeno in parte anche attenuata la diffidenza verso ciò che viene immaginato e costruito sul tavolo della cucina di casa.
A costo di apparire presuntuosi (ma, tanto coloro che non ci stimano troverebbero comunque un buon pretesto per dire male del nostro lavoro) viene anche voglia di dire due o tre cose molte concrete e materiali.
La prima, è che le salette d'ascolto dove si sentiva la musica meglio (locali angusti permettendo) erano spesso quelle dei negozi di componentistica e delle riviste di autocostruzione; la seconda, è che tra queste, quella di Audion non ha sfigurato nemmeno un minuto; la terza, è che molte salette, dove si esponevano prodotti "tradizionali", forse per colpa di una certa sottovalutazione dell'importanza della manifestazione, non hanno mostrato la qualità alla quale ci avevano abituato in passato.
Ma del resto, ciò non deve suscitare molta sorpresa. Il fatto è che, come andiamo ripetendo da anni, l'autocostruzione non serve per risparmiare soldi rispetto ad analoghi prodotti industriali, ma è piuttosto, la sola strada percorribile per realizzare apparecchi che sul mercato nemmeno ci sono né potrebbero esserci, salvo, forse, spendere qualche diecina di milioni per ciascun elemento della catena di riproduzione.
E' un conto facilissimo da fare: prendiamo un buon finale push pull da 50 watt, americano, inglese, italiano, non importa da dove venga; costa tra 4-5 milioni; dopo tre anni è rivendibile a 2-3 milioni; il costo netto è di circa 2 o 3 milioni. Ecco: con quella cifra si può realizzare un buon finalino "entry level" da sette otto watt. Il che rende necessario il ricorso a diffusori ad elevata efficienza, che costano cari. Se si considera l'insieme della catena di riproduzione il risparmio è impossibile. Si spende di più. Ma si ascolta meglio. Se poi ci divertiamo a paragonare un finalone commerciale da 10 o 20 milioni con quello che è possibile costruire in cucina la sera dopo cena con lo stesso investimento, il risultato è ancora più evidente. Autocostruire serve a sentire la musica meglio. Teniamolo sempre a mente.