Editoriale di Audion numero 9
di Stefano Bevacqua
TOP Audio, sogni e realtà

E' quasi imbarazzante, per una rivista come Audion, dedicata all' autocostruzione, scrivere del Top Audio 96. Ciò per almeno due motivi. Il primo consiste nel fatto che la qualità degli ascolti possibili nelle salette e nelle stanze dell'Hotel Quark era oggettivamente tale da non permettere alcun giudizio serio. Locali angusti, dove ben raramente si poteva udire buona musica; catene di riproduzione assemblate più pensando al catalogo dei prodotti che ciascun espositore distribuisce o realizza piuttosto che all' equilibrio e alla compatibilità tra gli elementi; scelte spesso molto discutibili del cosiddetto software, cioè della musica da far ascoltare (in qualche angolo, abominevoli stridori e spaventose melasse venivano fatte pompare nell' aria da trombe e membrane, come se si potesse assaporare la qualità della riproduzione musicale a prescindere dalla qualità della musica fatta mangiare al gira - cd o al giradischi). Il secondo motivo consiste nelle scelte di natura commerciale operate dagli espositori. I casi erano due: nel primo gli ascolti erano ad ore fisse e dietro prenotazione, come se il pubblico, un po' bighellone e domenicale di una fiera delle belle vanità come è il Top Audio, avesse voglia di fare domanda in carta bollata per ascoltare chissà quale musica con chissà quale catena di riproduzione; nel secondo caso, le salette diventavano bancarelle da mercato marocchino, con up tum-over del pubblico dal ritmo spaventoso, con gente che ti chiacchierava
nelle orecchie e sbuffava o commentava. Ascoltare, che è la funzione vitale senza la quale non avrebbe senso la musica, e l'hifi, e il Top Audio era dunque quasi impossibile. Non rimaneva che guardare, dunque. Guardare e, magari, fare due utili chiacchiere e raccogliere un po' di documentazione. Il che, però, è probabilmente solo una piccola parte di ciò che il popolo, peraltro numeroso, degli appassionati, andava cercando tra salette e tristi stanze d'albergo. Il guaio è che ben difficilmente si potrebbe realizzare una fiera me
glio di quanto riescano oggi a fare gli organizzatori del Top Audio, a meno di non spendere tre o quattro volte tanto e requisire strutture più vaste e piùadatte del solito Quark Hotel. Non è una critica, insomma. E' soltanto una constatazione, anche un poco amara, di come sia difficile, in un momento nel quale l'alta fedeltà sembra essere da molti sacrificata sull' altare delle stangate fiscali e di una economia che non riparte mai, trovare il modo di riconciliare la passione ed il mercato che si candida a soddisfarla. Ormai il Top Audio è una tappa obbligata per qualsiasi costruttore o distributore di apparecchi-hi-fi ed anche per le riviste del settore, soprattutto ora che la "diarchia" con la fiera gemella è finita. Ed è, e rimane, un' occasione di in contro importante, anche per noi riviste di settore (e ringraziamo qui l'ospitalità concessaci dagli organizzatori). Ma resta anche questa gran voglia di vedere e soprattutto di ascoltare di più.