Editoriale di Audion numero 6
di Stefano Bevacqua
Questione di movente

Dev'essere, crediamo, una questione di movente. No, non il movente di un qualche delitto, ma quello che spinge noi e tanti aitri ad appassionarci alla progettazione e alla realizzazione di apparati destinati alla riproduzione della musica. La si può chiamare alta fedeltà, hi-end, esoterismo valvolare. Fate voi, chiamatela come volete. Quello che importa è che il movente sia il piacere della musica.
Abbiamo fatto e facciamo crescere questa rivista al fine principale di divertirci e, se possibile, allargare la cerchia di coloro che possano divertirsi costruendo e ascoltando un apparato di amplificazione a bassa frequenza valvolare. È, e deve tassativamente restare, un gioco; nel senso più nobile della ludicità, della piccola impresa personale, della sfida nel fare meglio, del piacere di ascoltare meglio. L'unico mito che rispettiamo (almeno uno dev'esserci, altrimenti addio ludicità) è costituito dalla musica, dal rispetto e dall'amore che portiamo per essa.
Dunque, qualsiasi soluzione atta a rispettare la qualità del messaggio musicale, nel senso della sua immanenza e non della sua pedante riproduzione matematica, ci interessa e la tenteremo al fine di soddisfare il nostro desiderio di ascoltare musica nelle condizioni che, mano a mano, ci si possono proporre e che ricercheremo al fme, appunto, di magnificare quel nostro piacere ad ascoltare.
Siamo fatti così, con tutti i pregi ed i difetti che questo comporta. Non siamo dunque né "ascoltoni" né "misuroni": siamo, crediamo, soltanto ed appassionatamente innamorati della musica e delle tecniche atte a riprodurla. Detto questo, non siamo, ciò nondimeno, del tutto giocosamente innocenti. La nostra ludicità, come tutte le ludicità che si rispettino, non ci impedisce di vedere in certe affermazioni qualche cosa che, pur non procurando a noi un qualche danno, lo può forse procurare a coloro ai quali ci rivolgiamo, cioè tutti gli autocostruttori e gli appassionati che già si cimentino, o vogliano presto farlo, con questa piccola alchimia nostrana che consiste nel costruire una macchina capace di riprodurre la musica in maniera piacevole. E restiamo dunque stupiti quando vediamo un personaggio del rango di Bartolomeo Aloia, al quale ogni autocostruttore italiano deve molto, talvolta quasi tutto, innamorarsi così perdutamente di un'idea, al punto di offuscare tutto il resto, tutte le altre possibilità che questa piccola follia dell 'auto costruzione valvolare lascia sempre aperte. Non crediamo che esista il circuito perfetto, che esista il circuito migliore, che esista il condensatore, il trasformatore, la resistenza senza la quale la musica resterà per sempre offesa. Siamo arciconvinti del fatto che la progettazione, l'esecuzione e la messa a punto di un progetto siano il frutto di una vasta gamma di compromessi. Meno se ne fano meglio è, ovviamente, ma il bello sta anche nello scegliere quale compromesso fare e quale non fare. È, se vogliamo, una questione di democrazia. E crediamo, perché questo è l'umore di molti nostri lettori, che proprio per la sua autorevolezza, l'amico e maestro Aloia dovrebbe tentare, almeno una volta, di essere meno perentorio, meno sicuro nei giudizi e, soprattutto, meno innamorato delle sue idee, peraltro largamente condivisibili.
In gioco non ci sono i destini del paese. Non prendiamoci troppo sul serio. Cerchiamo, soprattutto, di non respingere coloro che guardano per la prima volta all'autocostruzione con interesse e tanta buona volontà. Costoro non meritano di essere condannati a vivere nel dubbio se fosse meglio un singleended o un push-pull, un trio do o un pentodo.a triodo, un condensatore fatto con l'olio dell'estrema unzione o con grasso di balena stagionato, un contenitore in zirconio o in legno di pino guatemalteco al profumo di rosa medievale.